L’immigrazione dei nostri tempi e l’Europa del futuro

esodo-01L’immigrazione dei nostri giorni è spontanea? Quali conseguenze avrà?

Dovevailpaese propone un articolo chiarificatore e originale. Lontano dal solito tam tam dell’informazione omologata.

Quella che i media si ostinano a chiamare emergenza migranti è in realtà un vero e proprio esodo. Un evento che trasformerà profondamente l’Europa. Nulla sarà più come prima. La visione del mondo, la storia comune, i principi morali e sociali che ci uniscono diverranno obsoleti, anacronistici. La nuova Europa terrà conto anche delle tradizioni e delle leggi dei popoli che stanno arrivando. Perché se veramente vorremo integrarli, non potremo escluderne la storia, le usanze religiose, giuridiche, politiche.
Gli attuali cittadini europei non hanno difficoltà a riconoscersi come i successori della cultura greco-romana. E, anche se atei, molte delle loro convinzioni provengono dal Cristianesimo. Il nostro diritto e le nostre istituzioni sono il risultato delle trasformazioni del diritto romano e della tradizione franco-germanica. Noi Europei siamo un popolo che si è scambiato idee per duemila anni e che ora ha un proprio modo di considerare l’esistenza. Chi arriva dal Medio Oriente e dall’Africa poggia le proprie vite su altre certezze e una volta diventato cittadino a tutti gli effetti cercherà di ricrearle, di ritrovarle nel paese ospitante.
Non è detto che queste trasformazioni siano negative. Le nuove idee amplieranno i nostri orizzonti e la nostra comprensione della realtà.

L’Europa, del resto, ha già vissuto un simile mutamento quando è passata dall’Impero Romano al Medioevo. L’impero Romano non è crollato di schianto, si è trasformato sotto lo stimolo delle nuove tradizioni portate dalle popolazioni barbare. La fusione fra nuovi popoli e cittadini romani creò l’Europa che conosciamo oggi. E ora siamo di nuovo in questa fase di rigenerazione.
Anche i Romani fecero entrare quelli che per loro erano barbari per servirsene come lavoratori o come schiavi. Una volta inseriti nella società romana gli stranieri divennero, però, un lievito che la trasformò.
E anche allora, come adesso, nuovi popoli premevano ai confini dell’Impero nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita.

Ora, l’Europa sta richiamando nuova forza lavoro, nuove braccia da utilizzare a basso costo. Questa continua immigrazione, infatti, non è spontanea. Sono gli stati europei che prevedono una ripresa economica e occupazionale a promuoverla. Altrimenti sarebbe fin troppo facile bloccarla contrastando i trafficanti di esseri umani o ristabilendo l’ordine negli Stati da cui partono i migranti. Abbiamo fatto delle guerre per difendere il Mondo dalla minaccia di inesistenti armi chimiche o per abbattere dittatori al servizio dello stesso Occidente, potremmo anche farle per proteggere le popolazioni inermi del Medio Oriente e dell’Africa.
La facilità con cui si consente l’ingresso dei migranti, poi, non può lasciare dubbi. L’immigrazione è frutto di una precisa volontà: creare un mercato interno più forte e al tempo stesso tenere basso il costo del lavoro per fronteggiare la concorrenza della Cina e degli altri Paesi emergenti. Il superamento della crisi economica e il conseguente aumento dell’occupazione porteranno a una crescita di stipendi e salari, rendendo i nostri prodotti meno competitivi. L’ingresso di forza lavoro a basso costo contrasterà questa crescita. L’intensa immigrazione cui stiamo assistendo è una strategia del capitalismo europeo.

Ancora una volta gli interessi economici metteranno in moto delle profonde trasformazioni e provocheranno quei cambiamenti di cui forse abbiamo bisogno.
Per una eterogenesi dei fini si otterranno risultati diversi da quelli perseguiti, ma non per questo negativi.

In fin dei conti, siamo diverse etnie di una stessa razza che si è differenziata milioni di anni fa separandosi e isolandosi in diverse parti del mondo. Ora stiamo assistendo al movimento inverso. Lentamente, ma inesorabilmente, ci stiamo riunendo e, a prescindere da qual è la causa di questo ricongiungimento, è e sarà un bene.

Marco Di Mico

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Poesia: I morti che vivono scontenti

TINTORETUna poesia di Marco Di Mico che, con ogni probabilità, farà molto rumore. Bella e cattiva esprime il malessere di molti che in questi anni di crisi stanno soffrendo fra l’indifferenza della politica e delle istituzioni, offesi e oltraggiati oltre che dalle proprie difficoltà dallo spettacolo di una classe politica corrotta, egoista e meschina oltre ogni immaginazione.

Un invito agli uomini di potere a non esasperare gli esasperati, non affamare gli affamati, non opprimere gli oppressi.

I morti che vivono scontenti

nelle misere case da contribuenti

che sono cittadini esemplari

e si impiccano ai lampadari

che lavorano dignitosi

e fanno una vita da merdosi

che credono nella politica, nella condivisione

e che sperano nella pensione,

risorgeranno col membro di fuori

per squartare i senatori

gli industriali, i banchieri, i parlamentari

perché pensano solo a fare affari;

violenteranno le loro figlie

bruceranno intere famiglie

gli diranno che è anticostituzionale, violento, brutto

ma loro risponderanno con un rutto

e non crederanno più al telegiornale e alle altre parole

perché dovranno salvare la loro prole.

In quel giorno torneranno giustizia e pace,

e verrà il mondo che ci piace.

Marco Di Mico

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Mafia Capitale. Buzzi al PM: “Non registri perché se parlo casca il governo”


via i ladri
Vogliamo tornare sui fatti di Mafia Capitale, non per sottolineare ancora una volta quanto sia corrotta e meschina la nostra politica, ma per evidenziare il basso livello del nostro sdegno di fronte a queste situazioni. Ormai siamo talmente assuefatti alla puzza che quasi non la percepiamo più.

Vediamo politici che fanno un uso spericolato dei rimborsi spese, che sfruttano i disperati per arricchirsi, che esultano quando un terremoto miete delle vittime perché già pensano a quanto lucreranno con la ricostruzione, che con arroganza ci dicono che i loro vitalizi sono un “diritto acquisito” intoccabile,  che nonostante l’evidenza delle intercettazioni e delle prove si vantano di essere innocenti fino al terzo grado di giudizio, e noi ci limitiamo a fare spallucce come se la cosa non ci riguardasse.

Sarebbe bello, invece, che la nostra indignazione li facesse tremare, che il loro sorrisetto si tramutasse in una smorfia di vergogna.
Durante la stagione di “Mani Pulite”, il 30 aprile 1993, Bettino Craxi (che il giorno prima era stato salvato dai suoi colleghi parlamentari che avevano negato l’autorizzazione a procedere contro di lui), esce dall’hotel Raphael di Roma dove era andato a festeggiare per lo scampato pericolo e trova una folla che lo accoglie al grido di “Ladro”, “Un sogno nel cuore, Craxi a San Vittore!”, “In galera”. Poi viene investito da un fitto lancio di monetine.  Dopo quel giorno la sua arroganza e il suo dito alzato verso il cielo scomparvero. Un anno dopo andò in esilio in Tunisia.

Ad indignarsi, però, non dovremmo essere solo noi cittadini. Prima di noi dovrebbero essere i partiti a pretendere massima onestà e correttezza. Dovrebbero cacciare via le mele marce e denunciarle per il danno che hanno causato alla propria immagine e ai propri elettori. Invece, assistiamo a ragionamenti capziosi, a bizantinismi con cui cercano di minimizzare, nascondere, difendere.
Siamo stanchi di “nessuno è colpevole fino a …”, “deve prevalere la presunzione di innocenza…”, ecc…
Cari partiti e cari politici, non abbiate paura dell’onestà, dell’irreprensibilità, della correttezza, dell’integrità morale.
Buzzi si preoccupa di non far cadere il governo. Però,  se proprio si dovesse rendere indispensabile, lasciate che i governi cadano e i responsabili paghino.

 

Marco Di Mico

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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STRAGE AL TRIBUNALE DI MILANO. PARTE SECONDA. RICERCHIAMO IL PERCHE’

tribunale milanoLa strage al tribunale di Milano è un episodio orribile, del quale, però, nessuno ricerca il vero PERCHÉ. Tutta l’attenzione si è concentrata sul COME sia potuto avvenire. Ma il vero problema è perché un imprenditore debba fare una strage. Quell’atto violento ha, nella sua testa, sostituito la Giustizia che non ha ricevuto dalle Istituzioni?

 

Tutti, media, politici, forze dell’ordine, magistratura, si affannano per capire COME sia stata possibile una strage all’interno del tribunale di Milano. Invece, la domanda da porsi dovrebbe essere: PERCHÉ un imprenditore abbia deciso di uccidere senza esitazione e/o pietà tre persone, ferirne altre tre e tentare di ucciderne una quarta?
L’assassino era coinvolto nel crack Eutelia-Agile a causa del quale 2000 famiglie sono state gettate sul lastrico con costi sociali-familiari-psicologici drammatici. Era anche lui una vittima “messa in mezzo” da qualcuno? Oppure aveva solo dei risentimenti personali? La verità interessa qualcuno, oppure conta solo proteggere giudici, avvocati e quant’altro all’interno del tribunale? Si parla solo di falle all’interno della sicurezza. Ma quello è un finto problema, uno specchietto per distrarre l’attenzione dalle vere cause. Infatti le vittime potevano essere tranquillamente uccise davanti le loro case o all’uscita dal lavoro. Anzi, in questo caso il colpevole avrebbe avuto più possibilità di farla franca.
Purtroppo, però, sembra che il “perché” non interessi nessuno.
I Tg si sono affaticati per raccontarci il tipo di controlli che si devono superare per accedere al tribunale.
Il Consiglio dei ministri ha deliberato i funerali di Stato (a cui, nel momento in cui scrivo dovrebbe partecipare anche il presidente della Repubblica) per le vittime della strage.
Il presidente del Consiglio ha sentenziato che la colpa è della “prolificazione delle armi”.
In questa spasmodica ricerca delle soluzioni più inutili alla comprensione di una possibile verità, si sono intensificati i controlli per accedere nei tribunali. L’unico risultato è stato quello di creare file talmente lunghe che molti processi sono stati rinviati perché mancavano i giudici, gli avvocati, gli imputati o i testimoni. A Napoli, gli avvocati esasperati per le ore di attesa hanno deciso di sfondare il varco d’ingresso causando il ferimento di due persone. In sostanza, sono stati attuati solo provvedimenti di facciata, esteriori, in linea con la nostra peggiore tradizione. È come se dopo la strage di piazza Fontana, il presidente del consiglio di allora avesse affermato: “la colpa è delle bombe” e ci fossimo limitati a mettere i metal detector all’ingresso delle banche e basta, senza compiere indagini per ricercare la verità (In effetti, nel nostro Paese la verità viene ricercata molto raramente. Più che altro viene insabbiata).

Nessuno ha tentato di farci capire in che modo Giardiello fosse legato con la vicenda Eutelia-Agile, né i suoi risentimenti, né perché abbia affermato “Il Tribunale mi ha rovinato, quel posto è l’origine di tutti i miei mali“. Forse questa storia fa troppa paura. Infatti il cliché avrebbe voluto che l’imprenditore fallito puntasse la pistola contro sé stesso e al massimo contro la propria famiglia. Invece, la sua azione (o dovremmo dire reazione) è diversa, inaspettata, imprevedibile. Apre la strada a nuovi inquietanti scenari, dove chi ritiene di aver ricevuto un torto si fa giustizia da solo. Il “sistema“, nella sua totalità se ne sente minacciato e, di conseguenza, reagisce facendo quadrato e ponendo l’attenzione sul problema più gestibile, meno preoccupante: quello del controllo degli accessi. Nella speranza che ancora una volta gli italiani, anziché guardare la Luna, si soffermino sul dito che la indica.

Di seguito riportiamo il link dove trovare alcuni articoli pubblicati sulla vicenda Eutelia-Agile

http://www.medeaonline.net/tag/agile/

 

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

Di seguito il link per l’e-book

http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

e quello per la versione cartacea

http://www.inmondadori.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

 

Charlie Hebdo, Parigi e il mondo contro il terrorismo

manifestazione1In concomitanza con la manifestazione di Parigi e per ricordare le vittime del terrorismo, pubblichiamo una riflessione su quei fatti e sulla riscoperta dei nostri valori.

 

C’era una volta un Occidente morente, disgregato, vecchio, obsoleto, decadente. Distrutto da due guerre mondiali, diviso nella religione, frantumato dall’individualismo estremo, separato dall’ideologia, spaccato dalla visione economica, ansimante per la crisi e per la concorrenza dei paesi emergenti. I problemi e le difficoltà nazionali lo stavano portando verso il suo dissolvimento definitivo. L’idea stessa di Occidente stava perdendo il suo significato. Poi arrivarono i fatti estremi di Parigi ed ecco che in un istante i cittadini di quel vecchio mondo disilluso e depresso ritrovarono il coraggio e l’orgoglio. Rialzarono la testa e videro che il mondo aveva bisogno di loro. Così’ scesero nelle strade e nelle piazze per ricordare a tutto e a tutti, anche a sé stessi, che custodivano qualcosa di unico, di grande. Che nei loro cuori e nelle loro menti c’era la più grande conquista dell’umanità: la Libertà.

L’Occidente, che fino a quel momento era confuso, ha così ritrovato la sua identità. Ha capito che nonostante tutto è unito dal proprio patrimonio culturale e dalla consapevolezza di voler sempre difendere la libertà dell’uomo e delle sue idee, anche quando sono contrarie alle proprie. È questo amore, questo rispetto per l’uomo e per ogni sua espressione che ci unisce e caratterizza. Questo è quello che ci contraddistingue e che abbiamo ricevuto in dono dalla storia dell’umanità. È un filo che lega Ellenismo, Cristianesimo, Umanesimo e Illuminismo e che ha condotto l’uomo al centro del mondo, anzi della stessa Creazione. Durante questo lungo processo, l’essere umano, grazie alla Ragione, si è sempre più elevato, fino a divenire il punto più alto del Creato.
Per noi è ormai intollerabile pensare all’odio razziale, religioso, ideologico.
Non abbiamo più paura delle idee che volano come colombe, perché abbiamo capito che per poter dare il loro massimo frutto e farci progredire, devono essere libere di propagarsi e confrontarsi, sarà la loro bontà a farle imporre, non la violenza. È in questa consapevolezza che nasce la nostra tolleranza a volte esagerata, il nostro amore per la libertà di opinione e di espressione, la nostra fiducia nel futuro e nel progresso.
È per questa nostra specificità di Occidentali che ci stringiamo attorno a Charlie Hebdo e a tutte le vittime del terrorismo, e che marciamo fieri di essere cittadini liberi di un mondo libero. Perché per noi è assolutamente inaccettabile che la violenza tenti di sopprimere le idee e perché la parola più bella che conosciamo è una sola: LIBERTA’.

 

Marco Di Mico

Unione Europea e crescita economica. Quale destino?

logo_300Gli Usa sono definitivamente usciti dalla crisi. Il loro Pil cresce del 5% annuo e la disoccupazione è diminuita al 5,8%. L’Europa, invece, guidata dall’austera Germania e paralizzata dal “fiscal compact“, annaspa, ansima, sprofonda.
L’Italia, dopo la cura imposta dalla Merkel e dall’Europa e somministrataci da Monti-Letta-Renzi, chiuderà il 2014 con un Pil in calo dello 0,4%. La grande Germania, che si vanta di aver fatto le riforme giuste al tempo giusto e che ci indica la via da seguire per uscire dalla crisi, ha dovuto rivedere le proprie stime. La Bundesbank ritiene che il 2014 si chiuderà con un Pil in crescita dell’1,4% invece dell’1,9% previsto e che il prossimo anno la crescita sarà dell’1% invece che del 2%.

Ma come hanno fatto gli Usa ad ottenere questo risultato sorprendente?
Semplice: hanno dato un calcio all’austerità, al rigore, al pareggio di bilancio.
Obama ha lascito che il rapporto deficit/Pil toccasse quota 12% (mentre noi europei non possiamo superare il 3%). Per inciso, ora è ridisceso al 2,5%, non in virtù di tagli e privazioni, di lacrime e sangue ma grazie alla crescita economica.
La Federal Reserve, poi, ha creato liquidità comprando bond fino a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, questa gigantesca massa di soldi non è stata sequestrata dalle banche, come avviene da noi, ma è arrivata alle famiglie e alle imprese.
Per finire, il Dollaro è stato svalutato senza timore. Noi difendiamo l’Euro a spada tratta, neanche fosse il nostro onore o il nostro stesso benessere.

A questo punto, chiunque con un po’ di sale nella zucca direbbe: “Forse la strada intrapresa è sbagliata, proviamone un’altra”. Chiunque ma non i capoccioni che siedono dei Palazzi della UE. Loro mantengono le posizioni con fermezza e, manco a dirlo, rigore. Questa ossessione per lo sforzo, per il sacrificio ad oltranza, per la ferrea disciplina non è frutto di una scelta economica, bensì della loro storia culturale e religiosa. È una cosa che si portano dentro, è la loro forma mentis, che trova la sua origine nell’etica protestante. Il loro codice morale si basa sui principi della parsimonia, del duro lavoro e dell’individualismo. Per loro è inconcepibile la ricchezza e il benessere senza il sacrificio. Nella loro mente la crescita economica ottenuta dall’America è un peccato, perché avvenuta senza sofferenza, privazioni, rinunce. Questo è il loro limite più grande. Limite che siamo costretti a far nostro benché la nostra mentalità di europei del Sud sia completamente opposta. Purtroppo questa Europa unita non è nata come gli Stati Uniti da un sentimento comune, da una necessità condivisa, ma è stata imposta dall’alto. Ha messo insieme popoli assai diversi per cultura, religione, tradizione, lingua. È un mostro, un Frankenstein, composto da membra appartenenti a diverse persone e cucite a forza. Senza essercene resi conto, con l’Unione Europea abbiamo ricreato lo stesso obbrobrio della Jugoslavia di Tito o l’Iraq di Saddam Hussein. I movimenti euroscettici sono proprio il frutto di queste tensioni naturali, di queste crisi di rigetto. Per realizzare la magnifica idea dei padri fondatori, i Paesi mediterranei hanno accettato un profondo cambiamento di mentalità e di comportamenti, altrettanto dovrebbero fare quelli tedesco-scandinavi. Nessuna unione può durare senza il compromesso e la comprensione dell’altro.

 

 

Qui troverete la versione e-book

http://www.ibs.it/ebook/Di-Mico-Marco/La-vicenda-di/9788866935247.html

E qui quella cartacea

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Poesia

sole

Poesia di Marco Di Mico dal titolo:

E’ per questo che sei andato via?

Signore
Signore
Signore,
Ci hai lasciato a piangere addosso a un muro.
A pregarti disperati
A invocarti nella notte.
I cieli ricolmi di tremolanti, lucenti, raggianti stelle
Ci parlano di te,
ma tu non ci sei.
Ci hai lasciati soli ad ammazzarci come fratelli,
a tradirci come sposi
per rubarci quello che non vogliamo
ma che, per egoismo, desideriamo.
Siamo gocce di pioggia
Che cadono nel mare,
inutili, solitarie, cattive.
È per questo che sei andato via Signore?
È per questo?

Marco Di Mico