Boldrini, Marcinelle, immigrazione e altre tensioni di questi giorni

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Volentieri diffondiamo questa lettera del professor Augusto Sinagra che bene illustra le tensioni di questi giorni.

Gentile Signora Boldrini,

ho esitato molto a scrivere queste poche righe perché non vorrei che qualcuno pensasse che io le attribuisca una ingiustificata importanza. Lei per me, come per tantissimi altri, non ha alcun rilievo né politico e meno ancora culturale.
Tuttavia, sono costretto a scriverle. Leggo infatti che lei ha deciso di ricandidarsi come Deputato. Le dico subito che la notizia non è devastante ma è semplicemente comica. Francamente non le riconoscevo alcun senso dell’ironia. Mi sbagliavo.La sua disponibilità non è stata raccolta da nessun Partito. È caduta in un generale e gelido silenzio. Forse lei pensa di creare un suo Partito? La cosa si farebbe ancor più interessante perché darebbe la possibilità di verificare quanti consensi lei riscuoterebbe. Forse i suoi familiari stretti, ma poi chi altri?
Lei ha motivato tale sua spericolata decisione dichiarando che deve finire il lavoro, ma quale non si capisce. E che è disponibile a dare ancora il suo contributo. Anche questo non gliel’ha chiesto nessuno.
Dalle mie parti direbbero che lei “se la canta e se la suona” da sola.

Forse il lavoro da terminare è quello di ottenere la demolizione di tutte le opere pubbliche e private realizzate dal Fascismo? Ovvero di assicurarsi, per la gioia del suo Collega Fiano, che nessuno più abbia portachiavi con l’effige del Duce? Oppure di assicurare l’arrivo in Italia di molte altre centinaia di migliaia di africani affinché molti di essi possano continuare a sopravvivere in condizioni di nulla facenti?

Oppure, il lavoro da terminare è l’approvazione della acquisizione della cittadinanza italiana in forza dello ius soli? Con il risultato di attrarre in misura crescente ulteriore immigrazine irregolare specialmente di donne incinte che poi non mancherebbero di rivendicare il diritto di ricongiungimento familiare facendo venire in Italia padre, madre, sorelle e fratelli.

Forse il suo lavoro è la “cinesizzazione” del mercato del lavoro in Italia con drastica riduzione dei salari anche dei cittadini italiani, riduzione delle pensioni (quelle degli altri) e completamento dello smantellamento dello Stato sociale che fu l’opera più grandiosa del Fascismo.

Lei è disponibile a dare ancora il suo contributo! Che generosità! Ma quale contributo? Quello di dividere ancor più gli animi degli italiani devastandone la coscienza politica, storica e morale?
Recentemente lei, in visita in Nigeria, ha dichiarato che avrebbe voluto vivere in quel Paese. Ecco, questa è una buona idea e sarebbe una saggia decisione.

Lei non si rende conto di quanto è rifiutata dagli italiani, accecata com’è dalla sua autoreferenzialità.
Un suggerimento, però, glielo voglio dare. Lei ha lavorato molti anni all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Ritorni a quel lavoro e magari si faccia destinare in Libia (non è la Nigeria, ma occorre un po’ di spirito di adattamento) e così potrà verificare di persona i rapporti tra gli scafisti e le ONG. E potrà constatare che non si tratta di rifugiati ma di una squallida tratta di esseri umani. Ma perché parlo? Lei queste cose le sa già molto bene.

In ogni caso, quel che le consiglio sommamente è di farsi dimenticare e di rifugiarsi in quell’opaco anonimato che maggiormente le si addice.

Prof. Augusto Sinagra (professore ordinario di diritto comunitario)

L’uomo dalla sapienza profetica e i nostri giorni

amil-2Quello che stiamo vivendo è un periodo di profonda decadenza, tanto disperata da risultare quasi oscena, pornografica. Precipitiamo verso il nostro inferno fatto di continui scandali, di emergenze non gestite (e a volte addirittura intenzionalmente provocate), di corruzione, di confusione, di pressappochismo, di furbizie, malaffare, collusioni, incapacità, ignoranza, delinquenza, imbecillità.
Questo degrado morale, spirituale, politico era stato, incredibilmente predetto da un uomo poco conosciuto, ma dalla sapienza profetica:  Henri-Frédéric Amiel, che nel suo poderoso “Frammenti di diario minimo” il 12 giugno 1871 scriveva:

“Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.

Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante d’istruirsi, l’imbecille dal giudicarsi, il bambino di essere uomo ed il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.

L’adorazione delle apparenze si paga.”

A me sembra che le sue parole sappiano esprimere pienamente quello che sentiamo nel cuore, ma che non riusciamo a descrivere compiutamente.

Di seguito una breve biografia di Henri-Frédéric Amiel.

Henri-Frédéric Amiel nasce a Ginevra il 27 settembre 1821.
Di famiglia protestante di origine francese ugonotta, dopo aver viaggiato e aver vissuto per qualche tempo a Berlino, torna a Ginevra, dove, nel 1849, ottiene la cattedra di estetica. Successivamente, nel 1853, otterrà anche quella di Filosofia.
Nel 1849 pubblica “Del movimento letterario nella Svizzera francese e del suo avvenire”.
Studioso di Rousseau, Amiel è ricordato soprattutto come autore di un “Diario” (Journal) di oltre 17 mila pagine, in cui scava con parossismo i propri moti psicologici.
Amiel ha scritto anche poesie di stampo romantico (“Grani di miglio”, Grains de mil, 1854) e saggi: sulla letteratura della Svizzera romanza, su Rousseau, su autori contemporanei.
Tra le sue opere ci sono inoltre un volume sui principi generali della pedagogia, e scritti riguardanti Erasmo da Rotterdam, Madame de Stael.
Il suo “Diario” viene pubblicato postumo, in modo sparso: nel 1884 con il titolo di “Frammenti di un diario intimo” (Fragments d’un journal intime), poi una edizione ampliata nel 1922, e nel 1927 un nuovo volume di confessioni con il titolo “Philine”.

Il gusto analitico di Amiel, con la sua inesausta indagine dei propri moti psicologici, delle proprie debolezze, dei sogni di uomo negato alla vita pratica, incapace di soffrire le imperfezioni del reale, corrispondono a un gusto prettamente decadentista.

Henri-Frédéric Amiel muore di asfissia il giorno 11 maggio 1881, all’età di 60 anni, a Ginevra.

Spirito attivo e curioso, Amiel nella vita fu sempre ostacolato da una timidezza morbosa e da una profonda inquietudine a cui trovò rimedio ripiegando su se stesso e analizzando i sentimenti propri e degli altri con acuta e sottile chiarezza, esprimendo una filosofia della vita profonda e talvolta amara. Amiel appare pertanto come l’espressione di un male, più sincero e raffinato di quello dei romantici.

Per maggiori ragguagli

http://www.treccani.it/enciclopedia/henri-frederic-amiel_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Marco Di Mico

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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

versione cartacea

http://www.mondadoristore.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

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http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

 

Nulla è più rivoluzionario, in questi nostri tempi, della consapevolezza storica

copertina_storia_medie2Rieccoci di nuovo qui. Avevamo deciso di ritirarci, di pensare ad altro, di lasciare che questo Paese si sfasciasse del tutto per poi cercare da ricostruirlo, ma purtroppo non abbiamo resistito. Guardando quello che succede sulla rete ci siamo resi conto che le persone di “buona volontà” devono cercare di fare qualcosa per arginare la pubblicità nascosta nei post e la volontà di modificare i fatti, e quindi la storia. Per questo siamo ritornati. Per cercare di fare chiarezza, per tentare di spiegare, per inseguire la verità dei fatti. Perché la Storia è una e non può essere utilizzata a proprio piacimento per fini politico-elettorali.

Nulla è più rivoluzionario, in questi nostri tempi, della consapevolezza storica. Tramontata l’era dei comizi, dei giornali di partito, dei TG e, soprattutto, della conoscenza intesa come amore per il sapere, siamo in balia delle informazioni che troviamo in rete e che spesso sono solo propaganda camuffata da notizia o, peggio ancora, fake news create per screditare o esaltare qualcuno. L’unica possibilità che abbiamo di comprendere la realtà che ci circonda e di chi fidarci è discernere storicamente i fatti. Uno dei mezzi maggiormente utilizzati oggi per veicolare questo tentativo di condizionamento è Facebook, dove chiunque può scrivere quello che vuole e dove è, praticamente, assente qualsiasi filtro. Spesso, anche persone in buona fede, diventano casse di risonanza di idee potenzialmente sbagliate oppure di informazioni capziose e false. È quindi indispensabile confrontare le idee non secondo posizioni ideologiche, ma su dati storici reali. La verità non è una questione di opinioni e soprattutto la verità è, e può essere, solo una. Non esiste una verità buona e una verità cattiva. Esiste solo la Verità.

Marco Di Mico

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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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