Dovevailpaese lo aveva previsto. Bratislava: Renzi solo contro Merkel e Hollande

grafico in caloIl destino dell’Europa è incerto. I nodi da sciogliere per continuare a credere in un’Europa unita sono quelli della crescita e la gestione dei migranti.

Dopo un’apertura verso questi due temi, Francia e Germania sono ritornati al rigore. Questo mette in difficoltà il nostro Paese che deve fare i conti con una ripresa che non c’è, ma che è già stata pubblicizzata e su cui si sono fatti i conti finanziari. Inoltre la spesa per gestire le decine di migliaia di migranti sottrae risorse che potevano essere utilizzare per ammodernare le nostre infrastrutture creando lavoro, ricchezza, ripresa. Quindi il nodo della flessibilità diviene, per l’Italia, decisivo. Tanto che Renzi alla fine del vertice di Bratislava ha elogiato la politica economica americana contrapponendola a quella del rigore europeo. Noi di dovevailpaese, in un articolo del 4 gennaio 2015, eravamo giunti con largo anticipo alle conclusioni cui il nostro premier è arrivato solo due giorni fa. È quindi con una punta di malcelato orgoglio che vi riproponiamo l’articolo in cui analizziamo la situazione economica europea e americana per affermare che i risultati sono chiaramente a favore delle scelte economico a sostegno della ripresa fatte dagli USA.

DI SEGUITO L’ARTICOLO DEL 4 GENNAIO 2015

Gli Usa sono definitivamente usciti dalla crisi. Il loro Pil cresce del 5% annuo e la disoccupazione è diminuita al 5,8%. L’Europa, invece, guidata dall’austera Germania e paralizzata dal “fiscal compact“, annaspa, ansima, sprofonda.
L’Italia, dopo la cura imposta dalla Merkel e dall’Europa e somministrataci da Monti-Letta-Renzi, chiuderà il 2014 con un Pil in calo dello 0,4%. La grande Germania, che si vanta di aver fatto le riforme giuste al tempo giusto e che ci indica la via da seguire per uscire dalla crisi, ha dovuto rivedere le proprie stime. La Bundesbank ritiene che il 2014 si chiuderà con un Pil in crescita dell’1,4% invece dell’1,9% previsto e che il prossimo anno la crescita sarà dell’1% invece che del 2%.

Ma come hanno fatto gli Usa ad ottenere questo risultato sorprendente?
Semplice: hanno dato un calcio all’austerità, al rigore, al pareggio di bilancio.
Obama ha lascito che il rapporto deficit/Pil toccasse quota 12% (mentre noi europei non possiamo superare il 3%). Per inciso, ora è ridisceso al 2,5%, non in virtù di tagli e privazioni, di lacrime e sangue ma grazie alla crescita economica.
La Federal Reserve, poi, ha creato liquidità comprando bond fino a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, questa gigantesca massa di soldi non è stata sequestrata dalle banche, come avviene da noi, ma è arrivata alle famiglie e alle imprese.
Per finire, il Dollaro è stato svalutato senza timore. Noi difendiamo l’Euro a spada tratta, neanche fosse il nostro onore o il nostro stesso benessere.

A questo punto, chiunque con un po’ di sale nella zucca direbbe: “Forse la strada intrapresa è sbagliata, proviamone un’altra”. Chiunque ma non i capoccioni che siedono dei Palazzi della UE. Loro mantengono le posizioni con fermezza e, manco a dirlo, rigore. Questa ossessione per lo sforzo, per il sacrificio ad oltranza, per la ferrea disciplina non è frutto di una scelta economica, bensì della loro storia culturale e religiosa. È una cosa che si portano dentro, è la loro forma mentis, che trova la sua origine nell’etica protestante. Il loro codice morale si basa sui principi della parsimonia, del duro lavoro e dell’individualismo. Per loro è inconcepibile la ricchezza e il benessere senza il sacrificio. Nella loro mente la crescita economica ottenuta dall’America è un peccato, perché avvenuta senza sofferenza, privazioni, rinunce. Questo è il loro limite più grande. Limite che siamo costretti a far nostro benché la nostra mentalità di europei del Sud sia completamente opposta. Purtroppo questa Europa unita non è nata come gli Stati Uniti da un sentimento comune, da una necessità condivisa, ma è stata imposta dall’alto. Ha messo insieme popoli assai diversi per cultura, religione, tradizione, lingua. È un mostro, un Frankenstein, composto da membra appartenenti a diverse persone e cucite a forza. Senza essercene resi conto, con l’Unione Europea abbiamo ricreato lo stesso obbrobrio della Jugoslavia di Tito o l’Iraq di Saddam Hussein. I movimenti euroscettici sono proprio il frutto di queste tensioni naturali, di queste crisi di rigetto. Per realizzare la magnifica idea dei padri fondatori, i Paesi mediterranei hanno accettato un profondo cambiamento di mentalità e di comportamenti, altrettanto dovrebbero fare quelli tedesco-scandinavi. Nessuna unione può durare senza il compromesso e la comprensione dell’altro.

Articolo di Marco Di Mico (autore de “La vicenda di un lavoratore bastardo”) del 4 gennaio 2015

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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L’immigrazione dei nostri tempi e l’Europa del futuro

esodo-01L’immigrazione dei nostri giorni è spontanea? Quali conseguenze avrà?

Dovevailpaese propone un articolo chiarificatore e originale. Lontano dal solito tam tam dell’informazione omologata.

Quella che i media si ostinano a chiamare emergenza migranti è in realtà un vero e proprio esodo. Un evento che trasformerà profondamente l’Europa. Nulla sarà più come prima. La visione del mondo, la storia comune, i principi morali e sociali che ci uniscono diverranno obsoleti, anacronistici. La nuova Europa terrà conto anche delle tradizioni e delle leggi dei popoli che stanno arrivando. Perché se veramente vorremo integrarli, non potremo escluderne la storia, le usanze religiose, giuridiche, politiche.
Gli attuali cittadini europei non hanno difficoltà a riconoscersi come i successori della cultura greco-romana. E, anche se atei, molte delle loro convinzioni provengono dal Cristianesimo. Il nostro diritto e le nostre istituzioni sono il risultato delle trasformazioni del diritto romano e della tradizione franco-germanica. Noi Europei siamo un popolo che si è scambiato idee per duemila anni e che ora ha un proprio modo di considerare l’esistenza. Chi arriva dal Medio Oriente e dall’Africa poggia le proprie vite su altre certezze e una volta diventato cittadino a tutti gli effetti cercherà di ricrearle, di ritrovarle nel paese ospitante.
Non è detto che queste trasformazioni siano negative. Le nuove idee amplieranno i nostri orizzonti e la nostra comprensione della realtà.

L’Europa, del resto, ha già vissuto un simile mutamento quando è passata dall’Impero Romano al Medioevo. L’impero Romano non è crollato di schianto, si è trasformato sotto lo stimolo delle nuove tradizioni portate dalle popolazioni barbare. La fusione fra nuovi popoli e cittadini romani creò l’Europa che conosciamo oggi. E ora siamo di nuovo in questa fase di rigenerazione.
Anche i Romani fecero entrare quelli che per loro erano barbari per servirsene come lavoratori o come schiavi. Una volta inseriti nella società romana gli stranieri divennero, però, un lievito che la trasformò.
E anche allora, come adesso, nuovi popoli premevano ai confini dell’Impero nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita.

Ora, l’Europa sta richiamando nuova forza lavoro, nuove braccia da utilizzare a basso costo. Questa continua immigrazione, infatti, non è spontanea. Sono gli stati europei che prevedono una ripresa economica e occupazionale a promuoverla. Altrimenti sarebbe fin troppo facile bloccarla contrastando i trafficanti di esseri umani o ristabilendo l’ordine negli Stati da cui partono i migranti. Abbiamo fatto delle guerre per difendere il Mondo dalla minaccia di inesistenti armi chimiche o per abbattere dittatori al servizio dello stesso Occidente, potremmo anche farle per proteggere le popolazioni inermi del Medio Oriente e dell’Africa.
La facilità con cui si consente l’ingresso dei migranti, poi, non può lasciare dubbi. L’immigrazione è frutto di una precisa volontà: creare un mercato interno più forte e al tempo stesso tenere basso il costo del lavoro per fronteggiare la concorrenza della Cina e degli altri Paesi emergenti. Il superamento della crisi economica e il conseguente aumento dell’occupazione porteranno a una crescita di stipendi e salari, rendendo i nostri prodotti meno competitivi. L’ingresso di forza lavoro a basso costo contrasterà questa crescita. L’intensa immigrazione cui stiamo assistendo è una strategia del capitalismo europeo.

Ancora una volta gli interessi economici metteranno in moto delle profonde trasformazioni e provocheranno quei cambiamenti di cui forse abbiamo bisogno.
Per una eterogenesi dei fini si otterranno risultati diversi da quelli perseguiti, ma non per questo negativi.

In fin dei conti, siamo diverse etnie di una stessa razza che si è differenziata milioni di anni fa separandosi e isolandosi in diverse parti del mondo. Ora stiamo assistendo al movimento inverso. Lentamente, ma inesorabilmente, ci stiamo riunendo e, a prescindere da qual è la causa di questo ricongiungimento, è e sarà un bene.

Marco Di Mico

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Italia. Presidenza del Consiglio e Parlamento destituiti dal Consiglio Europeo


Commissione-europeaItalia. Presidenza del Consiglio e Parlamento destituiti dal Consiglio Europeo . Presto nuove elezioni sotto la sorveglianza di osservatori inviati da Bruxelles.  

Incredibile: dopo una settimana di intense discussioni, la Commissione Europea su indicazione del Consiglio Europeo e con l’avallo del Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e mandato a casa la Presidenza del Consiglio italiana. Di fatto l’Italia è stata commissariata.
Nella nota appena trasmessa da Bruxelles, si legge che: “dopo un’estenuante discussione nella quale sono state soppesate tutte le possibili conseguenze, questo organo delibera il commissariamento dell’Italia per gravi infiltrazioni mafiose e clientelari“. Nel documento appena trasmesso, si esprime la piena convinzione che nessun’altra strada era percorribile, vista la natura della classe politica italiana e dei partiti. La commistione dei partiti con il malaffare è in Italia talmente elevata e ramificata da non rendere possibile nessun altro provvedimento.
Molto negativa appare anche l’opinione che l’Europa ha dei cittadini italiani. A conclusione della nota, infatti si legge: “Scarsissima è la fiducia di questo organo collegiale nella capacità dei cittadini italiani di uscire da soli dall’incresciosa situazione presente oggi in Italia. Del resto citando lo scrittore inglese George Orwell possiamo tranquillamente affermare che Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima: È COMPLICE.

Naturalmente quanto letto finora è solo un’invenzione, ma anche una speranza.

 

Migranti. L’Europa tenta l’esorcismo dell’Italia

barcone_immigratiÈ proprio così, per salvare l’Italia dal Male che la sta divorando, all’Europa è rimasta solo una strada: l’esorcismo.

Quando tutte le medicine e le terapie tradizionali falliscono, bisogna rassegnarsi a ricorrere a quelle soprannaturali. Ed ecco, allora, che quei freddi e compassati burocrati, pur di salvarci, pur di liberarci dalla corruzione e dal malaffare che corrompe l’anima della politica italiana hanno deciso di esorcizzarci. Certo non hanno chiamato un prete con acqua benedetta, croce e Bibbia, ma hanno chiuso le frontiere per farci purificare con il nostro stesso male. Infatti, in Europa hanno ormai capito che tutti gli immigrati che sbarcano sul nostro paese (scritto con la minuscola perché al momento non siamo degni di utilizzare la P maiuscola) sono il frutto del desiderio di fare soldi dei nostri politici. L’emergenza immigrazione è voluta, guidata e controllata da alcuni dei nostri politici perché per loro rappresenta una miniera d’oro. Hanno trasformato la bontà in un sistema per far arrivare i soldi pubblici ai gestori amici che si dividono il mercato. E il mercato dei fondi statali per i centri di accoglienza per gli immigrati è immenso. Lo sforzo che l’Italia fa per soccorrere gli immigrati non è bontà, ma interesse economico. Secondo Buzzi con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga. E quindi eccoci in prima linea nel cercare e recuperare i barconi. Purtroppo però, tutte queste persone che sbarcano in Italia cominciano ad essere troppe e allora il nostro governo ha tentato di sbolognarle in tutti i Paesi (questi con la maiuscola) europei. Una volta che i premier europei hanno capito il gioco, però, hanno chiuso le frontiere (in barba agli accordi di Schengenlasciandoci soli a gestire l’imbroglio, nella speranza che questo provvedimento purifichi come un fuoco salvifico le nostre istituzioni dalla corruzione e dall’illegalità.

Marco Di Mico

 

 

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Libia. Siamo in grado di combattere?

Situazione Libia
Non ci stupiamo. Non ci stupiamo che le parole di Gentiloni: “In Libia Italia pronta a combattere”, siano state smentite dal presidente del Consiglio.
Sono anni che il nostro Paese non ha una politica estera. Non sarà un Gentiloni qualunque a imporne una. Il suo predecessore, il ministro Giulio Terzi (alla Farnesina durante il governo Monti) si dimise dopo che l’esecutivo rispedì i due marò in India. Al parlamento disse: “Me ne vado per salvare l’onorabilità del Paese”. La nostra sola politica è quella di essere al seguito di qualcuno, al servizio di qualcuno.
Nel caso di un eventuale intervento in Libia per contrastare le bande armate dell’l’Isis, il problema non è “se” fare la guerra, ma “come” farla. Come fronteggiare un esercito così brutale e sanguinario? Noi Italiani, e più in generale noi Europei, saremmo veramente in grado di combattere contro quei soldati incappucciati che sgozzano e ardono vivi i loro prigionieri? Con che cosa riusciremmo a contrastare tanta ferocia? Non parlo della quantità di armi, della preparazione militare e dell’efficienza logistica. Ma della convinzione, della determinazione, della forza e della necessaria crudeltà che sarebbero indispensabili per sconfiggere quei soldati disumani. Quegli assassini si sono formati e temprati con le certezze dell’estremismo islamico, dove gli uomini rappresentano la legge, l’autorità, la forza, la supremazia. Hanno la convinzione che Dio sia dalla loro parte. Vogliono imporre quella che per loro è la vera giustizia, la società pensata da Dio stesso per noi uomini. Senza prostituzione, senza droga, senza alcol, senza distrazioni di nessun genere, dove le donne sono schiave e serve invisibili, dove ogni aspetto della vita viene sottomesso a quello religioso. Si sentono gli incaricati di Dio, gli angeli che ne fanno rispettare la Parola. Sono pronti a tutto, disposti a tutto.
Noi, invece, nel nobile tentativo di creare un Mondo migliore abbiamo eliminato ogni differenza sessuale, ogni forma di aggressività, ogni riferimento alle nostra tradizione religiosa, alla nostra natura e alla nostra cultura. Abbiamo creato un’Europa ben educata, cortese e politicamente corretta, ma che non crede più a niente e non si riconosce più in niente. Dove gli uomini sono l’esatta copia delle donne e dove è peccato parlare di religione, di valori, di Patria, di orgoglio per la propria storia e per la propria cultura. Abbiamo rimodellato i maschi plasmandoli sul paradigma femminile, ritenuto più adeguato alla nostra moderna società.
Gli abbiamo insegnato che la dolcezza è superiore alla forza, il dialogo all’autorità, la pace alla guerra, la tolleranza alla violenza. Gli abbiamo spiegato che la virilità, il coraggio, la forza, la competizione sono cose indegne, schifose, spregevoli. Mamme premurose e attente non fanno giocare i maschietti con le armi giocattolo, per paura che diventino violenti. E le mogli fanno depilare i propri uomini perché così impone la moda. Il pelo è un segnale inequivocabile della mascolinità cavernicola, preistorica, guerriera. Appartiene al mondo che rifiutiamo. L’uomo “nuovo” deve essere glabro, sensibile, femminile. In questa confusione sessuale sarà difficile ritrovare la durezza, l’odio, la rabbia, l’orgoglio e la cattiveria necessarie per uccidere. Perché alla fine la guerra si riduce a questo: uccidere, distruggere, intimorire.
Inoltre, gli integralisti hanno un’altissima opinione della loro cultura, della loro religione, della loro visione del mondo, tutte cose che noi europei abbiamo rifiutato in nome dell’integrazione e dell’omologazione. La cultura islamica, o indiana, o cinese, o zingara, o marziana sono considerate come quella cristiano-occidentale. Vediamo la nostra specificità come una colpa, come una vergogna.
Abbiamo appiattito ogni cosa. Per noi, non esiste più indigeno o straniero, buono o cattivo, giusto o sbagliato, bene e male. In nome di un’errata idea di libertà che, ormai, è diventata arbitrio, menefreghismo, indifferenza, tutto è permesso, tutto è legittimo, tutto è tollerato, tutto è uguale.
Se veramente dovessimo arrivare ad uno scontro militare con quei mostri che commettono crudeltà inimmaginabili, inenarrabili, dove troveremo la forza per combattere? Quali valori ci sorreggeranno?
La religione che abbiamo accantonato per paura che potesse diventare un motivo di divisione?
Oppure la nostra cultura che, però, ci vergogniamo di proclamare superiore?
Rispolvereremo parole come Patria e onore?
In che cosa crediamo?
Un’ultima considerazione: è degno di un Continente civile come il nostro tollerare per paura, calcolo o convenienza che si commettano ogni sorta di barbarie così vicino le nostre case? È giusto girarsi dall’altra parte?

Forse questa crisi servirà a fare chiarezza e ci darà il modo di rinascere, di riconquistare una nostra identità. Spero che il prezzo da pagare non sia troppo alto.

Charlie Hebdo, Parigi e il mondo contro il terrorismo

manifestazione1In concomitanza con la manifestazione di Parigi e per ricordare le vittime del terrorismo, pubblichiamo una riflessione su quei fatti e sulla riscoperta dei nostri valori.

 

C’era una volta un Occidente morente, disgregato, vecchio, obsoleto, decadente. Distrutto da due guerre mondiali, diviso nella religione, frantumato dall’individualismo estremo, separato dall’ideologia, spaccato dalla visione economica, ansimante per la crisi e per la concorrenza dei paesi emergenti. I problemi e le difficoltà nazionali lo stavano portando verso il suo dissolvimento definitivo. L’idea stessa di Occidente stava perdendo il suo significato. Poi arrivarono i fatti estremi di Parigi ed ecco che in un istante i cittadini di quel vecchio mondo disilluso e depresso ritrovarono il coraggio e l’orgoglio. Rialzarono la testa e videro che il mondo aveva bisogno di loro. Così’ scesero nelle strade e nelle piazze per ricordare a tutto e a tutti, anche a sé stessi, che custodivano qualcosa di unico, di grande. Che nei loro cuori e nelle loro menti c’era la più grande conquista dell’umanità: la Libertà.

L’Occidente, che fino a quel momento era confuso, ha così ritrovato la sua identità. Ha capito che nonostante tutto è unito dal proprio patrimonio culturale e dalla consapevolezza di voler sempre difendere la libertà dell’uomo e delle sue idee, anche quando sono contrarie alle proprie. È questo amore, questo rispetto per l’uomo e per ogni sua espressione che ci unisce e caratterizza. Questo è quello che ci contraddistingue e che abbiamo ricevuto in dono dalla storia dell’umanità. È un filo che lega Ellenismo, Cristianesimo, Umanesimo e Illuminismo e che ha condotto l’uomo al centro del mondo, anzi della stessa Creazione. Durante questo lungo processo, l’essere umano, grazie alla Ragione, si è sempre più elevato, fino a divenire il punto più alto del Creato.
Per noi è ormai intollerabile pensare all’odio razziale, religioso, ideologico.
Non abbiamo più paura delle idee che volano come colombe, perché abbiamo capito che per poter dare il loro massimo frutto e farci progredire, devono essere libere di propagarsi e confrontarsi, sarà la loro bontà a farle imporre, non la violenza. È in questa consapevolezza che nasce la nostra tolleranza a volte esagerata, il nostro amore per la libertà di opinione e di espressione, la nostra fiducia nel futuro e nel progresso.
È per questa nostra specificità di Occidentali che ci stringiamo attorno a Charlie Hebdo e a tutte le vittime del terrorismo, e che marciamo fieri di essere cittadini liberi di un mondo libero. Perché per noi è assolutamente inaccettabile che la violenza tenti di sopprimere le idee e perché la parola più bella che conosciamo è una sola: LIBERTA’.

 

Marco Di Mico

Unione Europea e crescita economica. Quale destino?

logo_300Gli Usa sono definitivamente usciti dalla crisi. Il loro Pil cresce del 5% annuo e la disoccupazione è diminuita al 5,8%. L’Europa, invece, guidata dall’austera Germania e paralizzata dal “fiscal compact“, annaspa, ansima, sprofonda.
L’Italia, dopo la cura imposta dalla Merkel e dall’Europa e somministrataci da Monti-Letta-Renzi, chiuderà il 2014 con un Pil in calo dello 0,4%. La grande Germania, che si vanta di aver fatto le riforme giuste al tempo giusto e che ci indica la via da seguire per uscire dalla crisi, ha dovuto rivedere le proprie stime. La Bundesbank ritiene che il 2014 si chiuderà con un Pil in crescita dell’1,4% invece dell’1,9% previsto e che il prossimo anno la crescita sarà dell’1% invece che del 2%.

Ma come hanno fatto gli Usa ad ottenere questo risultato sorprendente?
Semplice: hanno dato un calcio all’austerità, al rigore, al pareggio di bilancio.
Obama ha lascito che il rapporto deficit/Pil toccasse quota 12% (mentre noi europei non possiamo superare il 3%). Per inciso, ora è ridisceso al 2,5%, non in virtù di tagli e privazioni, di lacrime e sangue ma grazie alla crescita economica.
La Federal Reserve, poi, ha creato liquidità comprando bond fino a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, questa gigantesca massa di soldi non è stata sequestrata dalle banche, come avviene da noi, ma è arrivata alle famiglie e alle imprese.
Per finire, il Dollaro è stato svalutato senza timore. Noi difendiamo l’Euro a spada tratta, neanche fosse il nostro onore o il nostro stesso benessere.

A questo punto, chiunque con un po’ di sale nella zucca direbbe: “Forse la strada intrapresa è sbagliata, proviamone un’altra”. Chiunque ma non i capoccioni che siedono dei Palazzi della UE. Loro mantengono le posizioni con fermezza e, manco a dirlo, rigore. Questa ossessione per lo sforzo, per il sacrificio ad oltranza, per la ferrea disciplina non è frutto di una scelta economica, bensì della loro storia culturale e religiosa. È una cosa che si portano dentro, è la loro forma mentis, che trova la sua origine nell’etica protestante. Il loro codice morale si basa sui principi della parsimonia, del duro lavoro e dell’individualismo. Per loro è inconcepibile la ricchezza e il benessere senza il sacrificio. Nella loro mente la crescita economica ottenuta dall’America è un peccato, perché avvenuta senza sofferenza, privazioni, rinunce. Questo è il loro limite più grande. Limite che siamo costretti a far nostro benché la nostra mentalità di europei del Sud sia completamente opposta. Purtroppo questa Europa unita non è nata come gli Stati Uniti da un sentimento comune, da una necessità condivisa, ma è stata imposta dall’alto. Ha messo insieme popoli assai diversi per cultura, religione, tradizione, lingua. È un mostro, un Frankenstein, composto da membra appartenenti a diverse persone e cucite a forza. Senza essercene resi conto, con l’Unione Europea abbiamo ricreato lo stesso obbrobrio della Jugoslavia di Tito o l’Iraq di Saddam Hussein. I movimenti euroscettici sono proprio il frutto di queste tensioni naturali, di queste crisi di rigetto. Per realizzare la magnifica idea dei padri fondatori, i Paesi mediterranei hanno accettato un profondo cambiamento di mentalità e di comportamenti, altrettanto dovrebbero fare quelli tedesco-scandinavi. Nessuna unione può durare senza il compromesso e la comprensione dell’altro.

 

 

Qui troverete la versione e-book

http://www.ibs.it/ebook/Di-Mico-Marco/La-vicenda-di/9788866935247.html

E qui quella cartacea

http://www.inmondadori.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

Letteratura: al via un nuovo progetto

parete_di_libri
Su “DOVEVAILPAESE” parte un nuovo progetto: verranno pubblicati dei racconti che alla fine costituiranno i capitoli di un romanzo.
Ognuno di questi racconti è, diciamo così, completo. Nel senso che ha un suo inizio e una fine. Non vuole lasciare con il fiato sospeso fino alla prossima puntata come succedeva sui giornali di fine Ottocento. La loro successione farà progredire un romanzo che, attraverso le vicende di un ragazzino nato nel 1962, ripercorrerà la storia del nostro paese con le sue tensioni, contraddizioni, successi e clamorosi capitomboli. Ci avvicineremo a questo bambino e lo vedremo crescere fisicamente, ma soprattutto modificare la sua sfera emotiva, sentimentale e culturale. Gli occhi del personaggio ci aiuteranno a guardare meglio il nostro passato e con esso la realtà nella quale viviamo oggi. Un’ultima cosa: anche se cercheremo di evitarlo, potrebbe succedere che la successione cronologica non sia sempre rispettata.

Il primo di questi racconti si intitola “Il dettato” e sarà pubblicato lunedì 15 dicembre 2014.
BUONA LETTURA A TUTTI.

 

L’INFLAZIONE CI SALVERA’?

Ringraziamo Medeaonline e Marco Di Mico per l’interessante articolo.

 

Per moltissimi anni il nemico pubblico dell’economia aveva un solo nome: inflazione.

L’inflazione, si diceva, brucia ricchezza, toglie potere d’acquisto, rende più poveri, fa crescere il debito pubblico e costringe a pagare interessi più alti. Inoltre riducendo il valore della moneta anche sui mercati internazionali si autoalimenta, facendo crescere ancora di più l’inflazione attraverso l’aumento dei prezzi dei beni importati. Insomma un disastro peggio delle piaghe bibliche.

In Italia, dove dal 1973 al 1984 abbiamo convissuto con un’inflazione addirittura a due cifre, con punte che hanno superato il 20%, abbiamo fatto di tutto per ridurla. È stata tolta la “scala mobile“, sono state aumentate le tasse e diminuita la spesa pubblica. “Sono sacrifici indispensabili per evitare questa catastrofe” ci dicevano. Con meno soldi in tasca, con tasse più alte e con meno servizi erogati dallo stato, l’inflazione galoppante (come si chiamava allora) si è arresa e infine è scesa. In sostanza ci hanno fatto diventare più poveri per impedire che questo feroce mostro sconquassasse l’economia.

Ora, finalmente, nonostante tutti i nostri guai economici, abbiamo un’inflazione bassissima, anzi negativa (deflazione). In questo contesto, dove i prezzi si abbassano, con gli stessi soldi possiamo comprare più beni, pertanto i nostri stipendi valgono di più. Quindi è come se fossimo più ricchi.

A rigor di logica, con un’inflazione negativa dovremmo poterci godere questo inaspettato surplus di ricchezza in tutta tranquillità… E invece NO perché, anche se può sembrare incredibile, la deflazione crea più guai dell’inflazione. Infatti, ora ci dicono che con la deflazione i debiti valgono di più (perché, in sostanza, non si svalutano, ma si rivalutano) e soprattutto che il debito pubblico potrebbe divenire INSOSTENIBILE, parola che fa tremare i polsi a tutti i capi di stato, perché vorrebbe dire default, fallimento, kaputt di un intero paese. E allora cosa fare?

“È indispensabile rassicurare gli investitori” ci dicono. E dall’Europa arrivano le solite indicazioni: riduzione del deficit e del debito. Che tradotto in azioni concrete, significa aumento delle tasse e riduzione della spesa sociale. Questi due provvedimenti valgano sempre, come se fossero le uniche medicine esistenti nel prontuario farmacologico dell’economia.

Fortunatamente (si fa per dire) una parte dell’intellighenzia economia e politica intravede un’altra strada, una via forse meno dolorosa: il largo e roseo viale dell’INFLAZIONE (ancora lei). Lo so che sembra incredibile, ma quella che un tempo è stata la bestia nera della stabilità, ora potrebbe salvarci. Certo, non l’inflazione galoppante, ma un pochettino (mi verrebbe voglia di dire “un momentino”) sembra sia un balsamo, un rimedio naturale, un toccasana. Infatti, secondo il suo mandato costitutivo la Bce deve mantenere, con la sua politica monetaria, un’inflazione costante intorno al 2% (cosa che attualmente non riesce a fare).

Inaspettatamente, così, l’inflazione è ora una nostra alleata. Non è più quel mostro orrendo per combattere il quale ci hanno spremuto come un limone, ma un nostro prezioso alleato.
Vediamo il perché:

1) lo strumento che viene utilizzato dai potenti investitori che operano nel mercato dei bond pubblici per decidere cosa vendere e cosa acquistare si chiama primary deficit sustainability (Pds), che è un’equazione in grado di indicare se un debito è, nel lungo periodo, sostenibile oppure no. Le variabili di quest’equazione sono cinque: il costo del debito, la crescita reale del prodotto, l’inflazione, le entrate e le spese del governo. Dal momento che sommando la crescita reale del prodotto all’inflazione otteniamo la crescita nominale, appare chiaro come una maggiore inflazione garantisca una crescita nominale più grande, anche se, in effetti, non si è creata maggiore ricchezza. Al contrario un’inflazione negativa, con prezzi che scendono, provoca una riduzione della crescita nominale sotto la soglia di quella reale.

2) Ai fini della sostenibilità è importante che il paese abbia una robusta crescita e questa è possibile anche solo grazie alla semplice rivalutazione dei prezzi (ossia inflazione). Il Pil, Prodotto Interno Lordo, è l’insieme di tutti i beni e i servizi prodotti da un paese in un determinato periodo, quindi se quei beni e servizi hanno un prezzo maggiore, il Pil risulta più alto e il paese è in crescita, mentre se i prezzi sono più bassi quello stesso paese, anche producendo gli stessi beni e servizi, risulta in recessione.

3) L’inflazione riducendo il valore della moneta, riduce anche il reale valore dei debiti e quindi anche il debito pubblico sarà più facile da restituire.

4) Naturalmente anche i rapporti deficit/Pil e debito/Pil risentono dell’inflazione (perché il Pil sarà più grande). Pertanto, maggiore sarà l’inflazione, minori saranno questi rapporti e più solido sembrerà il Paese.

Non vorrei che ora stessimo invocando l’inflazione come un tempo abbiamo implorato la sua scomparsa, e come i nostri antichi predecessori hanno celebrato sacrifici umani, balli e sortilegi per ottenere la pioggia.

 

Marco Di Mico