Letteratura. PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele

Michele D'Ignazio_Pacunaimba_RizzoliDovevailpaese, propone l’immaginifico e splendido romanzo di Michele D’Ignazio PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele.

Sinossi

 Santo Emanuele è il giovane aiutante del sindaco di Lancastre, un tipo eccentrico e truffaldino. Le elezioni sono imminenti, il paese è in subbuglio e, per essere rieletto, il primo cittadino ha bisogno del voto di un lontano parente di Santo Emanuele, disperso da anni nel grande Brasile. Con la testa che torna sempre alla dolcissima collega Mara, l’ingenuo e sprovveduto impiegato si imbarca in un avventuroso viaggio all’insegna della meraviglia. Tra gli imponenti alberi del mato, le baracche di lamiera delle favelas e i bambini che giocano nel diluvio, il Brasile si rivela uno specchio magico che riflette un’immagine di Santo Emanuele nuova e molto diversa quella che lui ha sempre visto.

Dall’autore di “Storia di una matita” un romanzo magico e visionario che intreccia poesia e comicità e ci regala il racconto di un viaggio straordinario da un sud Italia sospeso tra cielo e mare a un Brasile selvaggio e verdeggiante.

Pacunaimba è il racconto di un viaggio all’insegna della meraviglia.

Attraverso i tanti personaggi che Santo Emanuele incontra sul suo cammino, si narra una cultura molta diversa, con i suoi tanti modi di vivere: i bambini che corrono fuori a giocare, sotto il diluvio; la vita nella foresta; l’avere tantissimi figli; il fare tanti lavori nell’arco di una vita.

Santo Emanuele si lascia travolgere e, lentamente, riesce a vederne i lati affascinanti e misteriosi.
Ma Pacunaimba è anche il racconto di un sud Italia, da dove la storia inizia e si srotola, che in fondo non è molto diverso dal Brasile.
Un sud dove si trova ancora il tempo di osservare le nuvole, di lasciarsi affascinare dalla luce velata del tramonto, di non sentire il passare delle ore, assecondando quella sensazione, difficile da raccontare, di tempo sgretolato, che non sfugge di mano, ma accarezza il cielo.
Ma è anche un sud dove, per rivincere le elezioni comunali, un sindaco è pronto a tutto, ma veramente a tutto.

 Come nei 2 precedenti racconti di Michele D’Ignazio, “Storia di una matita” e “A scuola”, anche in Pacunaimba molto spazio è dedicato all’immaginazione e alla leggerezza.
Per l’autore, “sono 2 valori sociali che vanno coltivati, giorno dopo giorno, in qualsiasi aspetto della vita umana. Sono difficili da afferrare. Sono immateriali. Non hanno, all’apparenza, un riscontro immediato. Ma sono importanti per il raggiungimento di un obiettivo comune, semplice e forse inafferrabile, proprio perché estremamente semplice: la felicità.”

Calvino scriveva che “bisogna prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” 

Link alla pagina dedicata: http://micheledignazio.org/2016/02/09/pacunaimba-lavventuroso-viaggio-di-santo-emanuele/

Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/Pacunaimba/

 BookTrailer: https://youtu.be/NREGDQnqFz0

Nota biografica dell’autore

Foto_Michele D'Ignazio2Nato a Cosenza nel 1984, è autore di “Storia di una Matita“, romanzo pubblicato da Rizzoli, arrivato   all’ottava ristampa, opera segnalata al Premio Letteratura ragazzi di Cento e finalista al Premio Biblioteche di Roma.

Invitato nelle scuole e nelle librerie di tutta la penisola, ha dato vita al “Tour della Matita”, in cui svolge con i bambini attività laboratoriali e di lettura ad alta voce, giocando con l’arte e le parole e incoraggiandoli, con semplicità e partecipazione, a leggere, a scrivere e a disegnare.

Nel 2014 esce “Storia di una matita. A scuola“, continuazione di “Storia di una matita”.

el Marzo 2016 esce per Rizzoli il romanzo PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele.

È consigliere dell’Associazione italiana scrittori per ragazzi – ICWA(Italian Children’s Writers Association)

Da Storia di una matita è nato uno spettacolo di narrazione e burattini che, insieme alla Compagnia Aiello, porta in scena nelle scuole e nei teatri.

Collabora all’organizzazione del Festival B-Book, un mondo di arte e letteratura per bambini che si tiene in primavera alla Città dei Ragazzi di Cosenza.

È inoltre coautore del Dizionario per un lavoro da matti (Ancora del Mediterraneo, 2010). Un suo racconto, “Sdjsak”, è apparso nella raccolta Aspiranti scrittori (Terre di mezzo editore, 2010), mentre “Scioperare al rovescio” è stato pubblicato su Granta Italia nel 2011. È autore di documentari (La nostra terra. Praticamente, Soli e insieme, Futuro Arcaico).

D’estate gestisce una piccola locanda, “Il Vicolo, Vineria”, nel centro storico di San Nicola Arcella, sull’alto Tirreno calabrese.

 

Io sono il più grande scrittore e la letteratura fa schifo

libro 1La letteratura italiana fa schifo?

Chi è il più grande scrittore italiano?

Perché gli italiani non leggono?

 

 

Sono Marco Di Mico, il più grande scrittore italiano. Il mio libro è l’unico capolavoro della letteratura italiana in commercio. Leggetelo e mi crederete.

http://www.mondadoristore.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

https://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

Dicono che gli italiani non leggono.
Per forza, dico io: se gli editori importanti pubblicano solo la merda, non può essere altrimenti.

Da noi non importa quello che c’è scritto nel libro, quello che conta è il nome scritto sulla copertina.
E così le librerie sono piene di libri della Littizzetto, di Buffon, di veline, di letterine, di assassini, di papponi e di politici. Livello artistico ZERO. Qualità ZERO. Fantasia ZERO.

Compri un libro e quando lo hai finito che cosa ti rimane?
NIENTE. Hai buttato quindici euro. Così pensi: “La prossima volta è col piffero che mi fregano”.

Poi in televisione compare un esperto di letteratura, un professorone che occupa un posto importante perché amico di un politico, che ti spiega quanto sarebbe fondamentale che i giovani leggessero. Leggessero che?

La colpa è degli editori che vanno a cercare i romanzi nei cassonetti dell’immondizia e poi allestiscono i loro mercatini con gli scarti, con i rifiuti della società italiana.

Ve lo ripeto. Leggete il mio libro e poi vedrete che la letteratura esiste. Che leggere non è una palla enorme, una mattonata in piena testa, una fregatura colossale. Leggete il mio libro e scoprirete quanto è bello leggere, e come la letteratura accresca il bello presente nelle nostre vite. Se poi non vi dovesse piacere, vi autorizzo ad aspettarmi sotto casa e tirarmelo sulla zucca. Tanto sono sicuro che questo non accadrà, perché il mio libro è bellissimo

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Scuola laica, c’é chi dice NO

scuola comunaleDovevailpaese fedele alla sua missione di mostrare dove sta andando il nostro Paese, pubblica una “provocazione” che sicuramente farà discutere. Molti storceranno il naso e molti approveranno. Questo è il bello delle idee libere e oneste.

 

È di questi giorni la notizia (anche se il fatto dovrebbe essere successo l’anno scorso) che in una scuola italiana sia stata proibita la benedizione pasquale agli studenti. La benedizione doveva essere elargita fuori dell’orario scolastico e solo a coloro che sarebbero ritornati a scuola per riceverla, quindi non si costringeva nessuno ed era rivolta solo a quanti avevano interesse a riceverla. Nonostante queste garanzie, la cosa non è stata possibile in nome della “laicità della scuola”.
A questo punto ritengo sia lecito domandarsi il perché, chi ha un credo religioso debba sottostare alla volontà di chi non crede in nulla? E il perché una minoranza laica deve imporre la sua visione del mondo a una maggioranza cattolica?
Inoltre sarebbe interessante capire il perché i genitori cattolici non possono pretendere che la scuola trasferisca ai propri figli i loro stessi principi? E soprattutto perché se vogliono che la scuola li aiuti in questo compito devono rivolgersi a una scuola a pagamento mentre gli atei ottengono quello che vogliono gratuitamente?

Dal momento che la scuola dello Stato è una sola non è giusto che rappresenti solo il punto di vista laico, altrimenti che lo stato finanzi anche le scuole cattoliche. Anzi lo stato dovrebbe fornire ogni studente di un voucher da spendere liberamente per la scuola che preferisce. In questo modo i laici andranno alla scuola laica, i cattolici in quella cattolica, gli ebrei in quella ebraica e cosi via. Stesso programma ma diverso orientamento religioso. In questo modo migliorerebbe anche il livello generale della scuola italiana (che nel mondo si piazza solo al 25° posto) perché verrebbe spinta dalla concorrenza. Mentre ora è un luogo dove gli studenti non contano niente e tutti i diritti sono degli insegnanti. Ci sono scuole, nel centro di Roma (e non in una borgata sconosciuta o in un paesino perso sull’Aspromonte) dove tutti gli anni vengono cambiati sistematicamente i professori di lettere, matematica, francese, inglese, arte ecc. (chi scrive ha un figlio che ha vissuto questa esperienza per tre anni consecutivi).

Se la scuola deve essere laica, allora che si cancellino tutte le vacanze legate al Natale, alla Pasqua, alla festività di Ognissanti e quella dell’Immacolata Concezione. Ridurre i giorni di vacanza non farà certo male al profitto dei nostri studenti.

Con la scusa della scuola laica si stanno ghettizzando gli studenti cattolici, che hanno già dovuto rinunciare al presepe e alle recite natalizie, in nome di un’integrazione di chi non ha nessuna intenzione di integrarsi, dal momento che tengono la loro religione in grandissima considerazione e non sono disposti a rinunciarvi.

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Dovevailpaese vi propone “La vicenda di un lavoratore bastardo”.

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Poesia. Un’allodola ai bordi del pozzo

StrinatiDovevailpaese presenta oggi il libro di poesie di Fabio Strinati: Un’allodola ai bordi del pozzo.

 

” Libro che nasce come una sorta di lettura/meditazione:
un lungo viaggio, all’interno di una marcia funebre
che si muove lentamente perchè conosce bene la sua destinazione.
Una poesia che si muove su piani differenti, miscelata da un connubio
di musicalità e dissonanze, che scalpita e si dimena,
che urla e che a tratti sorride, togliendosi il cappello.
Una poesia che vuole essere libera, ma che libera,
non potrà mai esserlo, perchè condannata a vivere per l’eternità,
dentro le pagine di un libro.”
( Fabio Strinati )

 

Biografia di Fabio Strinati scritta da lui medesimo.

Fabio Strinati (poeta, pianista e compositore) nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche. Fin da piccolo, dimostra una forte passione per la musica, grazie anche al padre che gli fa ascoltare ogni giorno dischi di musica rock (Pink Floyd, Dire Straits, Led Zeppelin) rimanendone folgorato. Con il tempo, la passione cresce sempre di più, tanto che un giorno gli viene regalata una tastiera della Roland, dove il giovane Fabio ci si dedica in maniera continuativa e da autodidatta. Molto importante per la sua formazione, l’incontro con Fabrizio Ottaviucci, grande pianista di livello internazionale. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete nella musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Ottaviucci, gli itrasmette l’amore per il pianoforte e per le sue potenzialità espressive. Fabio Strinati ha sempre creduto nella capacità espressiva dello strumento. Inizia così una forte passione per la musica classica e lo studio di grandissimi autori come Chopin, Mozart, Schubert, quest’ultimo ritenuto da Strinati come tra i più grandi compositori della storia della musica. Partecipa a diverse edizioni di “Itinerari D’Ascolto”,   manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore.

Negli ultimi anni, ha sviluppato una forte passione anche per la letteratura, soprattutto per la poesia, grazie anche alla sua insegnante conosciuta al corso serale di ragioneria. La ragioneria, per certi aspetti, sarà determinante per la costruzione di alcune poesie, soprattutto sotto l’aspetto tecnico. Mentre la musica sarà fondamentale sia sotto l’aspetto fonico, sia sotto l’aspetto della metrica. Fabio Strinati inizia nel 2014 a dedicarsi alla scrittura in maniera continuativa, cercando di essere attento anche alle sfumature più impercettibili che essa può sviluppare. Uno studio approfondito dei grandi della letteratura italiana, come Leopardi, Foscolo, Saba, Montale, Ungaretti, Cardarelli ed altri ancora, lo porteranno sempre più allo studio della poesia. Ed è nell’ottobre del 2014 che infatti pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo ” Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. Raccolta di poesie pubblicata con la Casa Editrice ed Associazione Culturale Il Foglio Letterario, che ha, come suo direttore, lo scrittore italiano Gordiano Lupi.

Ha partecipato a diversi concorsi di poesia con buonissimi risultati. Da ricordare il Diploma Di Finalista ricevuto al Concorso Nazionale D’arte, Cultura, Musica e Teatro dedicato a Mario Dell’Arco XIX Edizione.

Nella primavera del 2015, Fabio Strinati inizia una collaborazione artistica con il bassista elettrico, contrabbassista e didatta Valeriano Anastasi che vanta importanti collaborazioni (es. Massimo Moriconi ecc.).

A  maggio  partecipa all’ottava edizione di FlussiDiversi, Poesia e Poeti di Alpe Adria tenutasi a Caorle,

ritenuta una delle maggiori manifestazioni di poesia a livello nazionale. In occasione riceve il Premio Gruppo Euromobil Under 30 per la poesia. In seguito, viene a contattato con grandi poeti italiani e stranieri come Fabio Franzin, Roberto Nassi, Rosana Crispim Da Costa, Paul Polansky e soprattutto Ljerka Car Matutinovic, famosa poetessa/scrittrice/ saggista Croata che tradurrà alcune poesie tratte da ” Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, libro d’esordio di Fabio Strinati.

 Il 7 giugno presenta il suo libro con uno spettacolo di musica contemporanea e poesia al Salotto Culturale Aggazzotti di Modena, con Valeriano Anastasi e Manuela Ognibene.

Il 6 agosto, in programma uno spettacolo al Teatro Lo Spazio di Roma insieme alla scrittrice, attrice di cinema e teatro Maria Rosaria Omaggio. In questa occasione consolidifica  conoscenza e amicizia con il compositore, musicista, regista, produttore e manager della cultura italiana, Francesco Verdinelli.

Il 10 ottobre, parteciperà al prestigioso evento ” Movimento Suoni Idee” nel contesto della Giornata Del Contemporaneo, organizzata da AMACI, manifestazione di interesse nazionale ed internazionale che ogni anno richiama sul territorio migliaia di amanti della cultura e dell’arte. Fabio Strinati partecipa nella veste di poeta e compositore.

Molto importante in questo periodo, la conoscenza e l’amicizia con Laura Rebuzzi, coreografa,  restauratrice, promotrice ed organizzatrice di eventi, talent scout di artisti a tutto tondo.

 

http://www.mondadoristore.it/Un-allodola-ai-bordi-del-pozzo-Fabio-Strinati/eai978887606591/

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Di seguito un altro libro che amiamo molto e che vi consigliamo

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

versione cartacea
http://www.inmondadori.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

versione elettronica
http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

 

 

 

Letteratura. La vicenda di un lavoratore bastardo

copertinalibrookDovevailpaese pubblica un breve stralcio del romanzo di Marco Di Mico “La vicenda di un lavoratore bastardo”.

BUONA LETTURA

 

 

 

 

“Verso sera, i nostri eroi, ripresero i pullman con la sensazione
di aver fatto qualcosa di utile per difendere il proprio futuro.
Avevano camminato, urlato, detto tante parolacce, mangiato
pizza e panini, chiacchierato, pisciato in tutti i bar disponibili,
preso tre o quattro caffè. Insomma, dei veri rivoluzionari, spietati
e determinati. Al ritorno, nel tepore dei sedili anatomici,
si parlava di strategie future e di scenari sindacali. Ognuno si
vantava per il modo in cui aveva urlato e fischiato, o per la
perfezione con cui aveva illustrato la loro situazione ai negozianti
e ai passanti. C’era, poi, chi aveva sventolato la bandiera
“benissimo” anzi in maniera superlativa. Insomma, il ritorno fu
un vero trionfo. Tutti si sentivano dei leader e dei combattenti
in grado di dare una svolta alla propria vertenza grazie all’impegno
e alla partecipazione. Mai illusione fu più disattesa. Con
le leggi che ci sono in Italia, se un’azienda vuole macellare
migliaia di lavoratori, non ha nessun ostacolo. Pare incredibile,
ma è proprio quello che successe e che, forse, sta succedendo
anche in questo momento in qualche parte del nostro meraviglioso,
sgangherato, sfasciato, diroccato, amato Paese. Ognuno
si sentiva meglio, perché reagire è sempre meglio che abbozzare
e basta. Poi, quando arrivò il momento della stanchezza e
della cecagna, i cuori di quegli uomini comuni, mascherati da
intrepidi e coraggiosi combattenti, si riempirono di malinconia.
L’oscurità aprì la porta ai pensieri negativi. La possibilità
di perdere veramente il lavoro sembrò di colpo realistica, e il
pullman divenne silenzioso come una tomba. Anzi, come una
fabbrica abbandonata. Michele tentò di consolarsi pensando ai
suoi bambini, ma la tristezza aumentò ancora di più. Come farli
crescere sereni se avesse perso il lavoro? Come assicurargli un
futuro? Pensieri terribili gli si affollavano nella capoccia e un
forte dolore lo colpì alla bocca dello stomaco.
A casa Susanna gli chiese: «Come è andata?».
«Abbiamo fatto l’Italia» rispose Michele, che poi aggiunse
«speriamo che ora alcuni italiani non si facciano a noi.»
Non gli andava di essere serio, di raccontargli veramente quello che
pensava e che temeva. Non gli andava di essere compatito, coccolato,
rassicurato. Le diede un bacio.
Intanto Michele, da quell’individualista presuntuoso quale
in fondo ancora era, continuava la sua personale battaglia per
impedire lo sfacelo aziendale. La sera, dal suo computer, scriveva
a tutto il mondo per informarlo di cosa stesse succedendo
alla sua azienda, ai suoi colleghi e a lui.”

 

 

Descrizione di google libri:

Il protagonista e i suoi colleghi vengono truffati dall’azienda per la quale lavorano. Michele capisce quale è l’unico modo per affrontare quella situazione, ma per perseguire questa sua idea deve scontrarsi con una parte del sindacato e con molti colleghi che lo avversano perché le sue idee non sono ortodosse. La mancanza di lavoro e di soldi, complicano anche la situazione familiare. Tutto sembra crollare. Ma Michele trova il coraggio di cambiare e di fronteggiare tutte le difficoltà. Con il suo motto “resistere, resistere, resistere” e con la scrittura, riesce a salvare una parte dell’azienda, la famiglia e il rispetto di se stesso.

Dalla quarta di copertina:

Un libro per chiunque stia cercando la sua strada. Attraverso i suoi misteriosi e imprevedibili sentieri, la vita ci rivela chi siamo e qual è il nostro scopo. Le gioie e i dolori agiscono su di noi come lo scalpello di Michelangelo sul marmo. Tolgono la materia di troppo per liberare il capolavoro presente in ogni blocco grezzo. Alla fine di questo processo diventiamo esattamente come Dio ci ha pensati. Michele è un egoista, borioso, presuntuoso e menefreghista. Insensibile ai problemi degli altri e alle loro difficoltà. Quando, a cinquant’anni, si ritrova senza lavoro e con la famiglia che traballa, però, compie una profonda metamorfosi. Si avvicina agli altri uomini con umiltà e amore, e capisce che deve lottare per non perdere tutto. La consapevolezza di non potersi arrendere, gli darà una determinazione inaspettata, che lo porterà a combattere per difendere il suo futuro e quello dei suoi colleghi. Scoprirà, anche, il potere della scrittura, che diverrà l’arma con cui salverà azienda, lavoro e famiglia.

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Racconto notiziario. Al volontariato dico NO

AAA-cercasi-volontariCome redazione di dovevailpaese continuiamo il nostro esperimento di informare attraverso il racconto. Siamo, infatti, convinti che le storie raggiungano più facilmente il nostro cervello e il nostro cuore.
A questo proposito pubblichiamo la lettera di un genitore che è stanco delle inefficienze della Pubblica amministrazione e che ritiene sbagliato il volontariato.

 

“Buongiorno,

sono un papà alle prese con la richiesta della scuola di utilizzare noi genitori per pulire, verniciare e manutenere le classi. Dopo un primo periodo in cui ho aderito con slancio, mi ritrovo ad avere dei ripensamenti. Vi scrivo perché mi sento un po’ in colpa per questo mio cambiamento, però mi sono convinto che il volontariato sia profondamente ingiusto e che esercitarlo sia una sorta di complicità con chi ha portato l’Italia a questo livello di inefficienza e degrado. È mai possibile che non ci sia nulla gestito dal Pubblico che funzioni?

Tanto per fare un esempio di come funziona la scuola (almeno quella dove va mia figlia):
Mia figlia ha tre maestre. Italiano, Matematica, Religione. La settimana scorsa sono mancate tutte e tre, e pare che le assenze proseguano anche questa settimana.
I bambini escono da scuola affamati, perché la mensa fornisce pasti insufficienti e di scarsa qualità. Noi paghiamo 80 euro al mese, tutti i mesi, anche quando non si va a scuola perché malati o perché ci sono le vacanze di Natale e di Pasqua.
Le gite culturali sono scarse perché le maestre non se la sentono di portare 23 bambini in giro.
Vorrei precisare che io vivo a Roma, in un quartiere molto centrale e che queste situazioni sono diffuse su tutto il territorio. Infatti un mio amico di Milano riscontra gli stessi problemi.

Finché noi utenti non ci faremo rispettare, finché accetteremo le inefficienze, gli sprechi e i furti con rassegnazione, non otterremo mai servizi in linea con le tasse che siamo obbligati a pagare. Non dobbiamo prestarci al loro gioco. Non dobbiamo renderci disponibili, come volontari, a sopperire alle deficienze della pubblica amministrazione. Dobbiamo pretendere servizi che funzionino, luoghi sicuri e alti livelli di professionalità. È troppo facile far funzionare la macchina pubblica grazie al lavoro non retribuito dei volontari. Perché non bastano le tasse che paghiamo? Dove vanno i nostri soldi? La pressione fiscale italiana è tra le più alte del mondo, perché i servizi che riceviamo non lo sono.
Inoltre c’è, a mio avviso, un problema di eguaglianza tra cittadini. Avete mai visto politici che puliscono le aule di Montecitorio o di palazzo Madama?
Se non lo fanno loro che sono i responsabili del degrado italiano perché dobbiamo farlo noi che siamo le vittime?
Per finire vorrei anche porre l’accento sul fatto che il volontariato, se fatto nei settori sbagliati, può togliere lavoro. Un conto è andare in ospedale a tenere compagnia a chi è solo e un altro è andarvi per fare il lavoro dei medici. Lo stesso ragionamento deve valere per tutti gli altri settori. I volontari devono svolgere solo le attività che non sono concorrenti al lavoro retribuito.
Vi ringrazio per l’attenzione e mi scuso per lo sfogo.”

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Perché amiamo la letteratura?

libri-570x300Perché noi di dovevailpaese amiamo la letteratura?
Noi di dovevailpaese abbiamo molti interessi: economia, sociologia, storia e perfino politica, però la letteratura ha un posto particolare, unico, esclusivo. Perché?
Perché la letteratura amplifica la nostra esistenza, aggiunge alla nostra vita le innumerevoli vite che riempiono i romanzi e ai nostri sogni quelli di migliaia di eroi ed eroine che affollano i libri. Leggere non è un passatempo, ma è il mezzo per vivere di più e più intensamente. Più leggiamo e più vite viviamo. Se non avessimo la possibilità di leggere, conosceremmo solo il nostro piccolo, angusto mondo. Chiusi in noi stessi non potremmo che essere gretti e meschini, concentrati sui nostri limitati orizzonti. La letteratura, invece, ci libera dai pregiudizi, ci fa crescere e, soprattutto, ci fornisce gli strumenti per comprendere le ragioni degli altri, anche di chi è lontano dalla nostra visione del mondo.
Leggere non è il rifugio di chi ha paura della vita, ma è la passione di chi la ama a dismisura, di chi non si accontenta di una sola vita ma vuole viverne tante.
E’ per questo che abbiamo pensato a dovevailpaeselibri ed è per questo che dedichiamo tanto del nostro spazio e del nostro tempo alla letteratura.
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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Letteratura. “Non solo nostalgia”, romanzo di Ottorino Andreose

copertinaDovevailpaese presenta lo splendido e toccante romanzo di Ottorino Andreose: “Non solo nostalgia”.

Sinossi:
Negli anni Settanta, Otto, un bambino della bassa padana, si divertiva a calciare il suo pallone nel cortile di casa e ad andare a pesca con il suo amico Ermes nei fiumi limpidi della loro campagna. La vita gli porterà via l’amico, i corsi d’acqua e quella natura tanto amata. Crescerà nella piazza del paese con le sue idee di rivolta, apprese nelle ore di lettere a scuola. Conoscerà il primo amore estivo e vivrà con spensieratezza la sua giovinezza, contrastata dal lavoro, fino all’obbligo del servizio militare.
Biografia:
Ottorino Andreose nasce a Carceri nel 1959. Un uomo semplice che vive ancora nel paese in cui è nato. Appassionato di letteratura fin dalle scuole medie, ha sempre avuto in progetto di scrivere un libro sulle sue idee e sul suo vissuto ma ciò non è mai stato possibile a causa del duro lavoro di muratore durato quarant’anni. Grande lettore e collezionista di vinile, ama in modo particolare la musica anni ’60/’70.
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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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