Letteratura, novità. “Un volo di farfalle”, commovente romanzo di Brunella Giovannini

libro un volo di farfalle

UN VOLO DI FARFALLE di Brunella Giovannini

Sullo sfondo di eventi quali una sparatoria tra malavitosi e il drammatico naufragio di Lampedusa dell’ottobre 2013, ha inizio l’amicizia tra Anna Paola e Aisha il cui incontro sembra essere stato scritto molto tempo prima.
Entrambe ricoverate in gravi condizioni nell’ospedale di Agrigento, dopo essere state sottoposte a complicati interventi chirurgici, finiscono in coma e il loro primo incontro avviene in un’altra dimensione. In un grande prato avvolto da una luce intensa, le bimbe incontrano due persone: sono il padre e il fratellino di Aisha, rimasti vittime durante il naufragio. Aisha viene messa a conoscenza dell’esistenza di una cassa sepolta nel giardino della casa di Damasco, contenente alcuni oggetti di famiglia e un antichissimo manoscritto lasciato in custodia secoli addietro da un loro antenato, prima di intraprendere un viaggio verso l’Italia per incontrare Giovanni Pico. Da quel viaggio l’uomo non fece mai ritorno.
Ad Agrigento, anche i nonni di Anna Paola possiedono un libro molto antico, scritto da un lontano avo con origini straniere… Il Capitano Rossetti della Capitaneria di Porto Empedocle, padre di Anna Paola, inizia a tradurre il vecchio manoscritto scoprendo inaspettate verità legate anche al presente.
Nella stanza d’ospedale viene ricoverata anche un’altra piccola paziente: è una bimba di colore figlia di un militare in forza alla base americana. Si forma un trio molto affiatato e la religione diversa o il colore della pelle sono dettagli privi di importanza mentre invece emergono valori quali l’accoglienza, la solidarietà e l’amicizia.
Ogni tanto gli sguardi delle bimbe colgono un volo di farfalle, quasi una conferma che l’amore esiste sempre, oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre … la ragione.

BIOGRAFIA:

Brunella Giovannini è nata e vive a Reggiolo (RE), un piccolo paese della pianura padana.

Ha manifestato interesse per la scrittura fin dai tempi adolescenziali, hobby poi accantonato per dedicarsi al lavoro e alla cura della famiglia. Negli ultimi anni ha ripreso la vecchia passione   e si è dedicata soprattutto alla scrittura di poesie. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, e in particolare, recentemente si è classificata 2^ nel PREMIO LETTERARIO CITTA’ DI FUCECCHIO 2014 e 3^ nel PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE AMICI SENZA CONFINI – ROMA 2014. A Roma ha presentato il testo poetico “Un fiore per Nadir” che ha ricevuto una toccante motivazione dalla giuria e sul quale ha poi elaborato il romanzo “Un volo di farfalle”. Nell’ottobre 2014, nell’ambito delle celebrazioni del IX centenario dalla morte di Matilde di Canossa, avvenuta a Reggiolo, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, ha pubblicato il racconto “L’estate di Matilde”.

http://www.ibs.it/code/9788899067199/giovannini-brunella/volo-di-farfalle.html

L’immigrazione dei nostri tempi e l’Europa del futuro

esodo-01L’immigrazione dei nostri giorni è spontanea? Quali conseguenze avrà?

Dovevailpaese propone un articolo chiarificatore e originale. Lontano dal solito tam tam dell’informazione omologata.

Quella che i media si ostinano a chiamare emergenza migranti è in realtà un vero e proprio esodo. Un evento che trasformerà profondamente l’Europa. Nulla sarà più come prima. La visione del mondo, la storia comune, i principi morali e sociali che ci uniscono diverranno obsoleti, anacronistici. La nuova Europa terrà conto anche delle tradizioni e delle leggi dei popoli che stanno arrivando. Perché se veramente vorremo integrarli, non potremo escluderne la storia, le usanze religiose, giuridiche, politiche.
Gli attuali cittadini europei non hanno difficoltà a riconoscersi come i successori della cultura greco-romana. E, anche se atei, molte delle loro convinzioni provengono dal Cristianesimo. Il nostro diritto e le nostre istituzioni sono il risultato delle trasformazioni del diritto romano e della tradizione franco-germanica. Noi Europei siamo un popolo che si è scambiato idee per duemila anni e che ora ha un proprio modo di considerare l’esistenza. Chi arriva dal Medio Oriente e dall’Africa poggia le proprie vite su altre certezze e una volta diventato cittadino a tutti gli effetti cercherà di ricrearle, di ritrovarle nel paese ospitante.
Non è detto che queste trasformazioni siano negative. Le nuove idee amplieranno i nostri orizzonti e la nostra comprensione della realtà.

L’Europa, del resto, ha già vissuto un simile mutamento quando è passata dall’Impero Romano al Medioevo. L’impero Romano non è crollato di schianto, si è trasformato sotto lo stimolo delle nuove tradizioni portate dalle popolazioni barbare. La fusione fra nuovi popoli e cittadini romani creò l’Europa che conosciamo oggi. E ora siamo di nuovo in questa fase di rigenerazione.
Anche i Romani fecero entrare quelli che per loro erano barbari per servirsene come lavoratori o come schiavi. Una volta inseriti nella società romana gli stranieri divennero, però, un lievito che la trasformò.
E anche allora, come adesso, nuovi popoli premevano ai confini dell’Impero nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita.

Ora, l’Europa sta richiamando nuova forza lavoro, nuove braccia da utilizzare a basso costo. Questa continua immigrazione, infatti, non è spontanea. Sono gli stati europei che prevedono una ripresa economica e occupazionale a promuoverla. Altrimenti sarebbe fin troppo facile bloccarla contrastando i trafficanti di esseri umani o ristabilendo l’ordine negli Stati da cui partono i migranti. Abbiamo fatto delle guerre per difendere il Mondo dalla minaccia di inesistenti armi chimiche o per abbattere dittatori al servizio dello stesso Occidente, potremmo anche farle per proteggere le popolazioni inermi del Medio Oriente e dell’Africa.
La facilità con cui si consente l’ingresso dei migranti, poi, non può lasciare dubbi. L’immigrazione è frutto di una precisa volontà: creare un mercato interno più forte e al tempo stesso tenere basso il costo del lavoro per fronteggiare la concorrenza della Cina e degli altri Paesi emergenti. Il superamento della crisi economica e il conseguente aumento dell’occupazione porteranno a una crescita di stipendi e salari, rendendo i nostri prodotti meno competitivi. L’ingresso di forza lavoro a basso costo contrasterà questa crescita. L’intensa immigrazione cui stiamo assistendo è una strategia del capitalismo europeo.

Ancora una volta gli interessi economici metteranno in moto delle profonde trasformazioni e provocheranno quei cambiamenti di cui forse abbiamo bisogno.
Per una eterogenesi dei fini si otterranno risultati diversi da quelli perseguiti, ma non per questo negativi.

In fin dei conti, siamo diverse etnie di una stessa razza che si è differenziata milioni di anni fa separandosi e isolandosi in diverse parti del mondo. Ora stiamo assistendo al movimento inverso. Lentamente, ma inesorabilmente, ci stiamo riunendo e, a prescindere da qual è la causa di questo ricongiungimento, è e sarà un bene.

Marco Di Mico

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

e-book

http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

versione cartacea

http://www.mondadoristore.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

Immigrazione e Poesia.

barca 2Riportiamo una toccante e significativa poesia di Marco Di Mico sull’immigrazione.
Questi versi sono stati scritti più di un anno fa, ma come spesso accade l’arte percepisce meglio di ogni altra cosa i fenomeni sociali e i cambiamenti che si stanno per verificare.

 

POESIA
di
MARCO DI MICO

“Detesto questa folla rumorosa
Maleducata
Prepotente
Fastidiosa
Sporca, sudata che arriva dal mare
Che ci ruba il lavoro
Che viene a chiedere, a mendicare.
Però se la incontrassi in paradiso
La guarderei in faccia,
Gli farei un sorriso
E ritroverei nei loro bisogni
Le mie stesse paure
I miei stessi sogni
Riscoprirei che ognuno è un fratello
Col mio stesso sangue
Col mio stesso cervello.
E allora, senza attendere il paradiso
Glielo dono adesso il mio sorriso
E scopro, guardandoli in viso
Che pure se sono diversi e non mi sembrano belli
Sono veramente miei fratelli.”

Marco Di Mico