Letteratura. Lo scrittore Marco Di Mico racconta Raymond Carver (parte 2)

raymond carverDopo il nostro articolo su Raymond Carver in molti ci hanno chiesto maggiori informazioni su questo importante autore americano. Quindi, noi di dovevailpaese, abbiamo chiesto allo scrittore Marco Di Mico di ampliare il suo precedente saggio.

 

 

 

Qui di seguito l’articolo ampliato. Buona lettura.  
Carver nasce il 25 maggio 1938 e muore il 2 agosto 1988. Solo cinquant’anni di vita per uno scrittore splendido. In questo poco tempo ha conquistato molti importantissimi riconoscimenti e ha dato alla letteratura un nuovo stile espressivo: minimalista venne chiamato all’epoca.

C’è da dire che lui si oppose sempre a questa, che definiva, “un’inutile etichetta” e aveva ragione. I suoi scritti non sono minimalisti, sono asciutti, scarni, scavati, essenziali. Le sue pagine non sono scritte, sono scolpite. Viene tolto il superfluo per lasciare l’essenza, per l’asciare l’uomo. Ad ogni modo negli anni della sua maturità si distacca completamente dal minimalismo per ricercare un’espressività più rotonda.

I protagonisti delle sue storie sono persone comuni dalla vita mediocre, eppure racchiudono la realtà di ciascuno di noi, quella profonda, quella che a volte ci spaventa e che ricacciamo via. Attraverso la quotidianità banale e ordinaria ritroviamo le nostre tensioni fondamentali: la necessità profonda di essere amati, di comunicare in modo sincero, la paura della morte e la necessità di essere salvati. Carver toglie la nostra maschera e ci mostra come siamo veramente e cosa è effettivamente importante nella nostra vita.
Dentro ognuno di noi c’è la voglia, il bisogno di grandezza, di infinito, però non riusciamo a staccarci dalle cose insignificanti. Carver mentre ci racconta quanto siamo piccoli, quanto abbiamo paura di abbandonare l’acqua bassa dove tocchiamo, ci lascia intravedere il fascino e la potenza dell’oceano dove vorremmo essere.

I personaggi di Carver vivono tutti una sensazione di vuoto e di perdita, sia individuale sia collettiva, che si presenta in modo diverso ma con un comune denominatore: l’attesa di qualcosa. Qualcosa che appare in procinto di accadere, ma che può anche assumere i tratti della catastrofe.

Il tema più frequentato da Carver è quello della coppia, all’interno di uno spazio domestico che ha sempre, nella sua narrazione, una presenza viva, tutt’altro che accessoria. L’ambiente, gli oggetti della quotidianità, ci forniscono, infatti, la verità delle storie di vita, sottolineando l’implacabilità dell’azione del tempo.

Gli oggetti che popolano l’esterno o l’interno della casa non sono semplici suppellettili quotidiani ma possiedono una particolare potenzialità: servono a completare, a esprimere il disagio interiore dei personaggi.

 

Riconoscimenti

1980 Carver riceve la National Endowment for the Arts Fellowship per la narrativa.

1983 gli viene assegnato il Mildred and Harold Strass Living, che consiste in una borsa quinquennale di trentacinquemila dollari annui.

1984 viene candidato per il premio Pulitzer per la raccolta Cathedral.

1985 riceve il Levinson’s Prize dalla rivista Poetry.

1986 viene eletto poeta dell’anno dalla Modern Poetry Association di Chicago.

1988 laurea ad honorem in lettere e l’ammissione alla prestigiosa American Academy and Institute of Arts and Letters.

Lo scrittore giapponese Haruki Murakami, tradotto in cinquanta lingue e vincitore di numerosi premi internazionali, è il traduttore in giapponese delle opere di Raymond Carver, che considera uno dei suoi mentori letterari. Scrive infatti:

«Fino a quando non ho incontrato Raymond Carver, non c’era mai stata una persona che, come scrittore, potessi considerare il mio mentore. Raymond Carver è stato senza dubbio l’insegnante più prezioso che abbia mai avuto e anche il mio migliore amico letterario».
Di più non posso raccontarvi perché un autore va letto. Sotto troverete una breve lista con le opere tradotte in italiano. Leggetene almeno una.

 

  • Cattedrale
  • Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
  • Il mestiere di scrivere.
  • America oggi
  • Da dove sto chiamando
  • Principianti
  • Se hai bisogno, chiama

 

Marco Di Mico

 

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

versione cartacea

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Poesia. Dove va il nostro amore passato?

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L’amore che proviamo si perde per sempre, oppure continua ad esistere e alimenta l’universo? Qual è il destino di questa splendida e inesauribile fonte di gioia, di vita e di felicità?
E’ possibile che la cosa più bella e importante che esiste vada persa?
Marco Di Mico, l’autore di questa poesia, non lo crede. E voi?

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Dove va il nostro amore passato?

POESIA
di
MARCO DI MICO

Dove va il nostro amore passato?
Quello oramai provato
Quello già speso
Quello a volte dimenticato.

Quello dolce per i nostri figli ancora bambini
Quando li portiamo a giocare nei giardini
Quello carnale per la donna che baciamo
Quando forte al petto la stringiamo

Quello per noi stessi quando riflessi ci guardiamo
E diversi e soli non ci riconosciamo.

Va buttato?
Va sprecato?
Va perso?
O sostiene l’universo?

Fa girare i soli?
Sbocciare i fiori?
O nascere nuovi semplici amori?

Marco Di Mico

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Poesia. Marco Di Mico, “La Ricerca della Libertà”

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Dovevailpaese pubblica una poesia intima e acuta, scritta con assoluta sincerità da chi si interroga sul rapporto uomo-Dio, su quanto ci sia di divino nell’uomo e di quale strada percorrere per congiungersi con la parte divina che risiede in noi.

 

C’era un tempo e, purtroppo a volte c’è ancora, in cui il desiderio di affermarmi e di realizzarmi completamente, mi ha portato a rinnegare l’esistenza di Dio. Lo sentivo come un limite alla mia pienezza, alla mia libertà più assoluta. Nessuno deve dirmi cosa è giusto e cosa non è giusto; che cosa fare e cosa non fare, mi dicevo soddisfatto con una punta di orgolio. Pensavo di essere unico, illuminato, penetrante. E invece ero uno dei tanti. Tutta l’umanità è così. La disobbedienza a Dio è il nostro primo atto eseguito con coscienza (perlomeno così racconta la Bibbia).

C’è da chiederci se questa libertà assoluta e senza regole sia effettivamente un bene da ricercare. Chi l’ha sperimentata, poi, potrà valutare dove lo ha condotto e dove lo porterà.

Queste sono le riflessioni da cui è nata questa poesia.
marco di mico

 

POESIA
DI
MARCO DI MICO

LA RICERCA DELLA LIBERTA’

————

Ognuno sente Dio nel cuore

Ma la mente spesso non lo vuole

 

Vogliamo la libertà

Nessuna imposizione

Neanche quella della verità.

 

Per questo lo rifiutiamo

Per questo lo neghiamo

Per questo non lo sopportiamo

 

Siamo un fiume che non vuole sponde

Che vuole far dilagare le sue onde

 

Siamo un toro scatenato, maleducato

Trascinato da un membro superdotato

 

Vogliamo ubbidire solo al nostro io

Essere noi stessi il nostro Dio.

————

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
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Periferia. Una poesia di Marco Di Mico

periferia 3

Dovevailpaese propone

PERIFERIA

una poesia di Marco Di Mico

In questi versi asciutti, essenziali, scavati, graffiati; il degrado della periferia diventa immagine, specchio, della solitudine, della incomunicabilità, della rassegnazione in cui, a volte, ci ostiniamo a vivere.

 

PERIFERIA

 

Scorcio di prato

Sole al tramonto

cassonetto rovesciato

merda di cane

autobus scarabocchiato

fuoco acceso

portone blindato

vetro rotto

zerbino consumato

porta chiusa

chiave

mobile scuro

nessun saluto

stampa sul muro

rumore di piatti

televisione accesa

fumo di sigaretta

pianto di bambini

puzza di pannolini

pasta col sugo

«bicchiere di vino?»

cenno d’assenso

silenzio.

 

 

Marco Di Mico

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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Letteratura. Marco Di Mico ricorda lo scrittore Raymond Carver

raymond carver

Il 25 maggio 1938 nasceva Raymond Carver, un grande della letteratura americana e mondiale. In Italia la ricorrenza è passata un po’ inosservata. Lo scrittore Marco Di Mico ha voluto colmare questa dimenticanza e pubblica sulle pagine della nostra rivista questo breve, ma intenso saggio.

 

 

Il 25 maggio del 1938 nasceva uno dei più grandi scrittori contemporanei: Raymond Carver. In Italia quasi nessuno lo ha ricordato e quindi lo farò io dalle pagine di dovevailpaese.
Carver nasce il 25 maggio 1938 e muore il 2 agosto 1988. Solo cinquant’anni di vita per uno scrittore splendido. In questo poco tempo ha conquistato molti importantissimi riconoscimenti (di cui non parlerò perché non mi interessano) e ha dato alla letteratura un nuovo stile espressivo: minimalista venne chiamato all’epoca. C’è da dire che lui si oppose sempre a questa che definiva un’inutile etichetta e aveva ragione. I sui scritti non sono minimalisti, sono asciutti, scarni, scavati, essenziali. Le sue pagine non sono scritte, sono scolpite. Viene tolto il superfluo per lasciare l’essenza, per l’asciare l’uomo. I protagonisti delle sue storie sono persone comuni dalla vita mediocre eppure racchiudono la realtà di ciascuno di noi, quella profonda, quella che a volte ci spaventa e che ricacciamo via. Attraverso la quotidianità banale e ordinaria ritroviamo le nostre tensioni fondamentali: la necessità profonda di essere amati, di comunicare in modo sincero, la paura della morte e la necessità di essere salvati. Carver toglie la nostra maschera e ci mostra come siamo veramente e cosa è effettivamente importante nella nostra vita.
Dentro ognuno di noi c’è la voglia, il bisogno di grandezza, di infinito, però non riusciamo a staccarci dalle cose insignificanti. Carver mentre ci racconta quanto siamo piccoli, quanto abbiamo paura di abbandonare l’acqua bassa dove tocchiamo, ci lascia intravedere il fascino e la potenza dell’Oceano dove vorremmo essere.
Di più non posso raccontarvi perché un autore va letto. Sotto troverete una breve lista con le opere tradotte in italiano. Leggetene almeno una.

  • Cattedrale
  • Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
  • Il mestiere di scrivere.
  • America oggi
  • Da dove sto chiamando
  • Principianti
  • Se hai bisogno, chiama

 

 

Ulteriori informazioni le trovate qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Raymond_Carver

 

Marco Di Mico

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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Letteratura. PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele

Michele D'Ignazio_Pacunaimba_RizzoliDovevailpaese, propone l’immaginifico e splendido romanzo di Michele D’Ignazio PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele.

Sinossi

 Santo Emanuele è il giovane aiutante del sindaco di Lancastre, un tipo eccentrico e truffaldino. Le elezioni sono imminenti, il paese è in subbuglio e, per essere rieletto, il primo cittadino ha bisogno del voto di un lontano parente di Santo Emanuele, disperso da anni nel grande Brasile. Con la testa che torna sempre alla dolcissima collega Mara, l’ingenuo e sprovveduto impiegato si imbarca in un avventuroso viaggio all’insegna della meraviglia. Tra gli imponenti alberi del mato, le baracche di lamiera delle favelas e i bambini che giocano nel diluvio, il Brasile si rivela uno specchio magico che riflette un’immagine di Santo Emanuele nuova e molto diversa quella che lui ha sempre visto.

Dall’autore di “Storia di una matita” un romanzo magico e visionario che intreccia poesia e comicità e ci regala il racconto di un viaggio straordinario da un sud Italia sospeso tra cielo e mare a un Brasile selvaggio e verdeggiante.

Pacunaimba è il racconto di un viaggio all’insegna della meraviglia.

Attraverso i tanti personaggi che Santo Emanuele incontra sul suo cammino, si narra una cultura molta diversa, con i suoi tanti modi di vivere: i bambini che corrono fuori a giocare, sotto il diluvio; la vita nella foresta; l’avere tantissimi figli; il fare tanti lavori nell’arco di una vita.

Santo Emanuele si lascia travolgere e, lentamente, riesce a vederne i lati affascinanti e misteriosi.
Ma Pacunaimba è anche il racconto di un sud Italia, da dove la storia inizia e si srotola, che in fondo non è molto diverso dal Brasile.
Un sud dove si trova ancora il tempo di osservare le nuvole, di lasciarsi affascinare dalla luce velata del tramonto, di non sentire il passare delle ore, assecondando quella sensazione, difficile da raccontare, di tempo sgretolato, che non sfugge di mano, ma accarezza il cielo.
Ma è anche un sud dove, per rivincere le elezioni comunali, un sindaco è pronto a tutto, ma veramente a tutto.

 Come nei 2 precedenti racconti di Michele D’Ignazio, “Storia di una matita” e “A scuola”, anche in Pacunaimba molto spazio è dedicato all’immaginazione e alla leggerezza.
Per l’autore, “sono 2 valori sociali che vanno coltivati, giorno dopo giorno, in qualsiasi aspetto della vita umana. Sono difficili da afferrare. Sono immateriali. Non hanno, all’apparenza, un riscontro immediato. Ma sono importanti per il raggiungimento di un obiettivo comune, semplice e forse inafferrabile, proprio perché estremamente semplice: la felicità.”

Calvino scriveva che “bisogna prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” 

Link alla pagina dedicata: http://micheledignazio.org/2016/02/09/pacunaimba-lavventuroso-viaggio-di-santo-emanuele/

Pagina Facebook:
https://www.facebook.com/Pacunaimba/

 BookTrailer: https://youtu.be/NREGDQnqFz0

Nota biografica dell’autore

Foto_Michele D'Ignazio2Nato a Cosenza nel 1984, è autore di “Storia di una Matita“, romanzo pubblicato da Rizzoli, arrivato   all’ottava ristampa, opera segnalata al Premio Letteratura ragazzi di Cento e finalista al Premio Biblioteche di Roma.

Invitato nelle scuole e nelle librerie di tutta la penisola, ha dato vita al “Tour della Matita”, in cui svolge con i bambini attività laboratoriali e di lettura ad alta voce, giocando con l’arte e le parole e incoraggiandoli, con semplicità e partecipazione, a leggere, a scrivere e a disegnare.

Nel 2014 esce “Storia di una matita. A scuola“, continuazione di “Storia di una matita”.

el Marzo 2016 esce per Rizzoli il romanzo PACUNAIMBA – L’avventuroso viaggio di Santo Emanuele.

È consigliere dell’Associazione italiana scrittori per ragazzi – ICWA(Italian Children’s Writers Association)

Da Storia di una matita è nato uno spettacolo di narrazione e burattini che, insieme alla Compagnia Aiello, porta in scena nelle scuole e nei teatri.

Collabora all’organizzazione del Festival B-Book, un mondo di arte e letteratura per bambini che si tiene in primavera alla Città dei Ragazzi di Cosenza.

È inoltre coautore del Dizionario per un lavoro da matti (Ancora del Mediterraneo, 2010). Un suo racconto, “Sdjsak”, è apparso nella raccolta Aspiranti scrittori (Terre di mezzo editore, 2010), mentre “Scioperare al rovescio” è stato pubblicato su Granta Italia nel 2011. È autore di documentari (La nostra terra. Praticamente, Soli e insieme, Futuro Arcaico).

D’estate gestisce una piccola locanda, “Il Vicolo, Vineria”, nel centro storico di San Nicola Arcella, sull’alto Tirreno calabrese.

 

Io sono il più grande scrittore e la letteratura fa schifo

libro 1La letteratura italiana fa schifo?

Chi è il più grande scrittore italiano?

Perché gli italiani non leggono?

 

 

Sono Marco Di Mico, il più grande scrittore italiano. Il mio libro è l’unico capolavoro della letteratura italiana in commercio. Leggetelo e mi crederete.

http://www.mondadoristore.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

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Dicono che gli italiani non leggono.
Per forza, dico io: se gli editori importanti pubblicano solo la merda, non può essere altrimenti.

Da noi non importa quello che c’è scritto nel libro, quello che conta è il nome scritto sulla copertina.
E così le librerie sono piene di libri della Littizzetto, di Buffon, di veline, di letterine, di assassini, di papponi e di politici. Livello artistico ZERO. Qualità ZERO. Fantasia ZERO.

Compri un libro e quando lo hai finito che cosa ti rimane?
NIENTE. Hai buttato quindici euro. Così pensi: “La prossima volta è col piffero che mi fregano”.

Poi in televisione compare un esperto di letteratura, un professorone che occupa un posto importante perché amico di un politico, che ti spiega quanto sarebbe fondamentale che i giovani leggessero. Leggessero che?

La colpa è degli editori che vanno a cercare i romanzi nei cassonetti dell’immondizia e poi allestiscono i loro mercatini con gli scarti, con i rifiuti della società italiana.

Ve lo ripeto. Leggete il mio libro e poi vedrete che la letteratura esiste. Che leggere non è una palla enorme, una mattonata in piena testa, una fregatura colossale. Leggete il mio libro e scoprirete quanto è bello leggere, e come la letteratura accresca il bello presente nelle nostre vite. Se poi non vi dovesse piacere, vi autorizzo ad aspettarmi sotto casa e tirarmelo sulla zucca. Tanto sono sicuro che questo non accadrà, perché il mio libro è bellissimo

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Letteratura. La vicenda di un lavoratore bastardo

copertinalibrookDovevailpaese pubblica un breve stralcio del romanzo di Marco Di Mico “La vicenda di un lavoratore bastardo”.

BUONA LETTURA

 

 

 

 

“Verso sera, i nostri eroi, ripresero i pullman con la sensazione
di aver fatto qualcosa di utile per difendere il proprio futuro.
Avevano camminato, urlato, detto tante parolacce, mangiato
pizza e panini, chiacchierato, pisciato in tutti i bar disponibili,
preso tre o quattro caffè. Insomma, dei veri rivoluzionari, spietati
e determinati. Al ritorno, nel tepore dei sedili anatomici,
si parlava di strategie future e di scenari sindacali. Ognuno si
vantava per il modo in cui aveva urlato e fischiato, o per la
perfezione con cui aveva illustrato la loro situazione ai negozianti
e ai passanti. C’era, poi, chi aveva sventolato la bandiera
“benissimo” anzi in maniera superlativa. Insomma, il ritorno fu
un vero trionfo. Tutti si sentivano dei leader e dei combattenti
in grado di dare una svolta alla propria vertenza grazie all’impegno
e alla partecipazione. Mai illusione fu più disattesa. Con
le leggi che ci sono in Italia, se un’azienda vuole macellare
migliaia di lavoratori, non ha nessun ostacolo. Pare incredibile,
ma è proprio quello che successe e che, forse, sta succedendo
anche in questo momento in qualche parte del nostro meraviglioso,
sgangherato, sfasciato, diroccato, amato Paese. Ognuno
si sentiva meglio, perché reagire è sempre meglio che abbozzare
e basta. Poi, quando arrivò il momento della stanchezza e
della cecagna, i cuori di quegli uomini comuni, mascherati da
intrepidi e coraggiosi combattenti, si riempirono di malinconia.
L’oscurità aprì la porta ai pensieri negativi. La possibilità
di perdere veramente il lavoro sembrò di colpo realistica, e il
pullman divenne silenzioso come una tomba. Anzi, come una
fabbrica abbandonata. Michele tentò di consolarsi pensando ai
suoi bambini, ma la tristezza aumentò ancora di più. Come farli
crescere sereni se avesse perso il lavoro? Come assicurargli un
futuro? Pensieri terribili gli si affollavano nella capoccia e un
forte dolore lo colpì alla bocca dello stomaco.
A casa Susanna gli chiese: «Come è andata?».
«Abbiamo fatto l’Italia» rispose Michele, che poi aggiunse
«speriamo che ora alcuni italiani non si facciano a noi.»
Non gli andava di essere serio, di raccontargli veramente quello che
pensava e che temeva. Non gli andava di essere compatito, coccolato,
rassicurato. Le diede un bacio.
Intanto Michele, da quell’individualista presuntuoso quale
in fondo ancora era, continuava la sua personale battaglia per
impedire lo sfacelo aziendale. La sera, dal suo computer, scriveva
a tutto il mondo per informarlo di cosa stesse succedendo
alla sua azienda, ai suoi colleghi e a lui.”

 

 

Descrizione di google libri:

Il protagonista e i suoi colleghi vengono truffati dall’azienda per la quale lavorano. Michele capisce quale è l’unico modo per affrontare quella situazione, ma per perseguire questa sua idea deve scontrarsi con una parte del sindacato e con molti colleghi che lo avversano perché le sue idee non sono ortodosse. La mancanza di lavoro e di soldi, complicano anche la situazione familiare. Tutto sembra crollare. Ma Michele trova il coraggio di cambiare e di fronteggiare tutte le difficoltà. Con il suo motto “resistere, resistere, resistere” e con la scrittura, riesce a salvare una parte dell’azienda, la famiglia e il rispetto di se stesso.

Dalla quarta di copertina:

Un libro per chiunque stia cercando la sua strada. Attraverso i suoi misteriosi e imprevedibili sentieri, la vita ci rivela chi siamo e qual è il nostro scopo. Le gioie e i dolori agiscono su di noi come lo scalpello di Michelangelo sul marmo. Tolgono la materia di troppo per liberare il capolavoro presente in ogni blocco grezzo. Alla fine di questo processo diventiamo esattamente come Dio ci ha pensati. Michele è un egoista, borioso, presuntuoso e menefreghista. Insensibile ai problemi degli altri e alle loro difficoltà. Quando, a cinquant’anni, si ritrova senza lavoro e con la famiglia che traballa, però, compie una profonda metamorfosi. Si avvicina agli altri uomini con umiltà e amore, e capisce che deve lottare per non perdere tutto. La consapevolezza di non potersi arrendere, gli darà una determinazione inaspettata, che lo porterà a combattere per difendere il suo futuro e quello dei suoi colleghi. Scoprirà, anche, il potere della scrittura, che diverrà l’arma con cui salverà azienda, lavoro e famiglia.

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Perché amiamo la letteratura?

libri-570x300Perché noi di dovevailpaese amiamo la letteratura?
Noi di dovevailpaese abbiamo molti interessi: economia, sociologia, storia e perfino politica, però la letteratura ha un posto particolare, unico, esclusivo. Perché?
Perché la letteratura amplifica la nostra esistenza, aggiunge alla nostra vita le innumerevoli vite che riempiono i romanzi e ai nostri sogni quelli di migliaia di eroi ed eroine che affollano i libri. Leggere non è un passatempo, ma è il mezzo per vivere di più e più intensamente. Più leggiamo e più vite viviamo. Se non avessimo la possibilità di leggere, conosceremmo solo il nostro piccolo, angusto mondo. Chiusi in noi stessi non potremmo che essere gretti e meschini, concentrati sui nostri limitati orizzonti. La letteratura, invece, ci libera dai pregiudizi, ci fa crescere e, soprattutto, ci fornisce gli strumenti per comprendere le ragioni degli altri, anche di chi è lontano dalla nostra visione del mondo.
Leggere non è il rifugio di chi ha paura della vita, ma è la passione di chi la ama a dismisura, di chi non si accontenta di una sola vita ma vuole viverne tante.
E’ per questo che abbiamo pensato a dovevailpaeselibri ed è per questo che dedichiamo tanto del nostro spazio e del nostro tempo alla letteratura.
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MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Letteratura. Crepa, il romanzo di Caterina Perali

copertina caterina perali“Crepa”, è il titolo del romanzo di Caterina Perali, che racconta il cambiamento dello storico quartiere Isola di
Milano durante la riqualificazione urbanistica di Porta Nuova, uno dei cantiere più grandi d’Europa. Al centro del cantiere un
vecchio palazzo a ringhiera, abitato da un mélange umano molto caratteristico, cerca di sopravvivere al disagio. Sui ballatoi che collegano le case improvvisamente non si respira altro che polvere. Tra alcol, baby gang, travestiti e amori in corso, le ruspe che trasformeranno lo skyline della città non smettono mai di lavorare. Le pareti si crepano e le vite pure. È una storia corale di un gruppo sui generis che si trova a convivere con una metamorfosi inaspettata che ne cambierà l’esistenza.

Caterina Perali è nata a Treviso nel 1975. Dopo la laurea in Lettere a Venezia si sposta tra Genova e Lisbona per amore delle città d’acqua. Per falsa coerenza da molti anni vive a Milano, in un quartiere chiamato Isola, dove lavora nella produzione di spot pubblicitari. E’ stata autrice televisiva, ideatrice di social network, di web serie in animazione e collaboratrice per riviste di teatro e food and beverage. “Crepa” è il suo primo romanzo.

 

 

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

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Letteratura. La scuola e la Luna. Il nuovo capitolo del nostro romanzo a puntante


aulaPubblichiamo oggi un nuovo racconto del nostro romanzo a puntate. Anche se pubblicato per terzo è l’inizio della storia. Che altro dire? “Buona lettura”

 

È il primo ottobre 1968 e sono pronto per il mio primo giorno di scuola. Ho il grembiulino blu, il colletto rigido e un fiocco bianco fatto come Cristo comanda. Sento come una mano che mi strizza la pancia e sono talmente triste che quasi non riesco a respirare. Il fatto è che io vorrei rimanere a casa con mamma. Non voglio andare a scuola. Non sono abituato a lasciare la mia famiglia, non ho fatto neanche l’asilo. Mamma però è stata inflessibile, mi ha detto che se non ci andiamo, vengono i carabinieri e mi ci portano loro. La scuola deve essere una cosa veramente importante, perché mamma si è truccata e sistemata come quando andiamo a un matrimonio. Comunque a me pare sempre un po’ vecchia.

A Roma fa ancora caldo, quindi esco così come sono, cioè con il grembiulino e il fiocco ben visibile. Abbiamo appena lasciato il portone che mamma cade in terra. Io mi giro e non la vedo più. Guardo sotto e la vedo in ginocchio che tenta di rialzarsi. Ha una gamba che è diventata tutta rossa e gonfia. A fatica ritorniamo a casa. Io penso di essermela sfangata, invece no. Mamma ansimando si sdraia sul letto e da quel pulpito improvvisato mi dice che andrò con le mie sorelle. Lei proprio non ce la fa. Mi da tanti baci, una carezza e mi dice di andare. Io guardo il crocifisso che sovrasta il letto e gli chiedo di aiutare e proteggere la mia mamma. Esco da casa ancora più angosciato di prima.
Cammino per strada come Pinocchio in mezzo ai due carabinieri. Ho Adriana a destra e Daniela a sinistra. Alla fine mi ci sono voluti veramente i carabinieri per andare a scuola.

L’edificio è vecchio, molto vecchio, preceduto da un piccolo parco ricoperto di ghiaia e circondato di alberi. Una turba di bambini scalmanati corre e urla da tutte le parti, mentre un altro squadrone prende a calci i tronchi e tira sassi alle foglie.
Dopo un po’ arriva una maestrina che inizia subito a fare l’appello. Io cerco di seguire, ma il frastuono e troppo e non capisco una parola. A un certo punto Adriana dice che mi hanno chiamato. Io vado verso la maestra ma non sono convinto. Mi preoccupo e mi metto a piangere. Allora mia sorella viene lì per consolarmi, ma quella la scaccia in malo modo. È lei che comanda e nessuno gli ha chiesto di consolarmi. Io mi dispero e dagli occhi escono delle gocce che potrebbero riempire il fontanone del Gianicolo. Saliamo in aula ed è una baraonda ancora peggiore che nel cortile. Per metà la classe è formata da bambini che si definiscono “baraccati”. La maestra ci spiega che i genitori di questi bambini hanno occupato un palazzo proprio vicino la scuola e quindi loro non vivendo più nelle baracche non devono definirsi così. A parte questo non ci sono più contatti fra noi e la maestra. Nell’aria volano penne, matite, pallottole di carta, sputi e parolacce. Prego che quest’incubo finisca presto. Cerco di concentrarmi su casa mia, sulla sua quiete e sull’ora di uscita. Mi immergo nei miei pensieri come quando d’estate vado a Ostia con papà e nuoto sott’acqua.  Il mare è bello per questo, perché ti protegge da tutto. Sott’acqua è il posto più bello del mondo. In quel silenzio i tuoi pensieri sono sempre calmi e ti fanno compagnia. Trattengo il fiato fino alle 12.30 quando suona la campanella dell’uscita. Dovrei essere felice che questo strazio è finito, invece mi sento ancora più inquieto. Ho paura che non ci sia nessuno a prendermi, che si sono dimenticati di me.
Tutti si buttano fuori come impazziti, corrono e si spintonano senza guardare e senza sapere dove stanno andando. Io vado piano e guardo con attenzione se c’è qualcuno a prendermi. Alla fine vedo mia sorella Adriana.
Mi riempie di domande. Io mi limito a fare di si e di no con la testa.

È bello rientrare a casa. Vado subito nella stanza da letto. Voglio vedere come sta mamma. Invece il letto è vuoto. Mischiando parole e lagrime mia sorella mi dice che mamma sta in ospedale. Dovrà fare un piccolo intervento alla gamba. Il pomeriggio andiamo da mamma in ospedale, ma io devo aspettare fuori perché possono entrare solo i bambini che hanno almeno dodici anni. Io ne ho appena la metà e quindi devo soffrire. Comunque mamma si affaccia alla finestra e mi saluta. Questo mi tranquillizza un po’.
Torniamo a casa io, papà, Adriana e Daniela. Siamo tutti tristi. Il giorno dopo papà che fa l’operaio in una fabbrica non va al lavoro. Va al mercato a fare la spesa e ci prepara il pranzo. Le mie sorelle sono delle ragazze un po’ più grandi di me, ma non ce le vedo a mandare avanti una famiglia.
A scuola tutto uguale. Baraonda totale, urli, parolacce e confusione. Io faccio la solita immersione. Anche i giorni successivi papà rimane a casa per fare quello che faceva mamma. Io vorrei dirgli che non voglio andare a scuola, però non me la sento perché lo vedo preoccupato. A scuola vado sempre con le mie sorelle. Passano due settimane e mamma sta ancora in ospedale e papà a casa. Devo dire che a cucinare se la cava bene. Oggi è un po’ più allegro e mi dice che «domani o al massimo dopodomani mamma esce». Aspetto con ansia. A scuola cominciamo a fare qualcosa. Quei rari momenti in cui la maestra riesce a parlare o a farci fare i bastoncini o i cerchietti sul quaderno non sono malaccio.

Mamma non esce, «forse dopodomani», mi dice papà. «Devono fare altre analisi, altre lastre prima di dimetterla».
La cosa va avanti così ancora per qualche giorno, fino a che mi dicono che mamma deve fare un altro intervento. Questo è più serio perché gli hanno trovato un grosso fibroma uterino e lo devono rimuovere. Passano altri giorni. Tutte le mattine prima di andare a scuola divento molto triste e mi fa male la pancia. Piango e faccio mille capricci, però mi portano comunque a scuola.
Oggi, però, operano mamma, per cui siamo andati tutti in ospedale. Io come al solito aspetto giù. Per farmi compagnia fanno a turno le mie sorelle, mia zia e papà. Nel pomeriggio torniamo a casa. L’operazione è andata bene. Tra poco mamma tornerà a casa. La scuola è ormai iniziata da un mese. Io continuo ad avere il mal di scuola tutte le mattine. Papà ancora non è tornato al lavoro. Lo vedo molto indaffarato con i certificati medici. Oggi, al ritorno da una visita medica mi ha detto che per altri dieci giorni possiamo stare tranquilli.
Ho iniziato a scrivere le prime parole. Mi sento importante. Riesco anche a leggere le insegne dei negozi. La scuola sarebbe bella se i bambini fossero tranquilli, la maestra urlasse di meno e se, al momento dell’uscita, non avessi paura di non trovare nessuno. Io lo so che mi vogliono bene e che non si possono dimenticare di me, però ho paura lo stesso. A dire il vero c’è anche un’altra cosa che a scuola non va: i bambini che vogliono fare i prepotenti. Io non voglio litigare con nessuno e cerco sempre di evitare le discussioni, specie con quelli più bulli, solo che non sempre è possibile. Alle volte sei costretto e devi reagire. Io so come difendermi, perché anch’io gioco spesso per strada. Però vorrei che la scuola fosse diversa e che non seguisse le stesse regole della strada. Anche fuori da scuola, con i miei amici io non litigo quasi mai. Mio padre vorrebbe che menassi a tutti. Mi ripete sempre che devo colpire per primo e che devo menare per fare male. Perché più fai male, più ti rispettano e più diventano amici tuoi. Lui è un tipo che è cresciuto facendo a cazzotti con tutti. Però io non sono come lui e quindi non gli do ascolto. Penso che ognuno è fatto a modo suo. Comunque, se qualcuno proprio mi costringe gli do uno spintone e quando lui torna all’attacco tutto arrabbiato, lo colpisco con un solo pugno sul mento e quello cade subito per terra. Anche qualche giorno fa a scuola sono stato costretto a fare in questo modo. A scuola è anche più facile, perché i bulletti non si aspettano una simile reazione da uno taciturno e calmo come me.
La situazione è peggiorata. Mamma è stata male per due giorni consecutivi. Alla fine hanno capito che ha un’emorragia interna dovuta all’intervento. In sostanza l’operazione è andata bene ma ora rischia di morire. A casa piangono tutti. Papà è bianco in faccia e silenzioso. Domani devono «riaprire mamma per cercare di fermare l’emorragia». Intanto gli stanno facendo delle trasfusioni in continuazione. Io la sera nel lettone con papà prego la Madonna e Gesù, che sta sul crocifisso sopra il letto, che facciano guarire la mamma. Se la salvano, gli vorrò sempre bene, sia a mamma che a loro. La preghiera mi viene spontanea, anche se noi in famiglia non siamo molto credenti e in chiesa non ci andiamo mai.
La mattina, quando mi sveglio, il lettone è vuoto. Anche casa sembra deserta. Papà è uscito presto per andare in ospedale. Io a scuola non vado. Rimango a casa con mia sorella.
Il pomeriggio papà rientra verso le cinque. È stravolto. Mi abbraccia.
«Tutto bene. Mamma è ancora viva.»
Poi, parlando sia a me sia alle mie sorelle dice che gli hanno fatto uno squarcio che va dalla bocca dello stomaco alla fine della pancia. La convalescenza sarà molto lunga. Lui si dovrà inventare qualcosa per non andare al lavoro.
Io penso che se il problema è reale, non è giusto che uno deve dire le bugie per rimanere con i figli. Dovrebbe bastare la verità.
Papà ricomincia subito con i certificati. «Ora mi devo inventare una malattia lunga. Devo fingere di avere l’esaurimento nervoso. Se qualcuno ti domanda qualcosa, tu rispondi che sono sempre silenzioso e che a casa non faccio niente.»
«Ma papà non è vero» dico io. Appena finisco di parlare, capisco quello che intendeva. Lui non mi risponde. Ha capito che ho capito.
Passa un altro mese e mezzo. Io tutte le sere nel lettone dico le mie preghiere. Nessuno sa che lo faccio. Loro non fanno niente per mamma. Io, invece, prego sempre che guarisca.
A scuola faccio progressi. Leggo e scrivo sempre meglio, però non alzo mai la mano e cerco di non mettermi in mostra in nessun modo. Quando entro in classe, mi tuffo dentro di me per non lasciarmi sporcare dalle urla, dalle risate forzate, dalle occhiatacce, dalle parole inutili vomitate contro tutti.
Ieri la maestra non è venuta. Al suo posto è arrivato un supplente, un ragazzo con i jeans e la camicia a quadri portata fuori dai pantaloni. Ha parlato degli scacchi e ci ha spiegato le regole del gioco. Poi, prima di andare via ha consegnato a ognuno un pieghevole con tutte le regole e con alcuni esempi di mosse. Quasi tutti l’hanno buttato. Io, invece, l’ho riposto per bene nella cartella. Voglio imparare a giocare bene a scacchi. Deve essere bello. Un gioco dove si pensa e non si parla, da fare in silenzio, dove l’avversario va sempre rispettato. Anche il mio compagno di banco l’ha riposto con cura. Anche lui è tranquillo e parla poco. Forse anche sua mamma è malata.
Da qualche giorno mamma ha ricominciato ad affacciarsi alla finestra della camera d’ospedale e a salutarmi. Allora è viva. Non mi hanno detto una bugia. Quasi non me la ricordo più. Però gli voglio bene lo stesso.
Passano altri giorni. Mamma è ancora in ospedale ma papà è più sereno e questo tranquillizza anche me. Ieri sera, poi è rientrato sorridente come non lo vedevo da tanto. La sera, nel lettone, mi ha raccontato che ha dovuto fare una visita da uno psichiatra per vedere se stava fingendo oppure no. Inizialmente aveva pensato di dire la verità al professore e cercare di commuoverlo. Poi, però, ci ha ripensato. «Aveva una faccia da puzzone e non si sarebbe impietosito. Allora mi sono detto: a questo lo devo fregare e basta.»
«E ci sei riuscito?»
«Altroché. Prima gli ho raccontato che mi vedevo un braccio diverso dall’altro e che mi sento come una salsiccia che si muove lungo il corpo. Lui con la testa faceva di si. Poi mi ha messo un caschetto con tutti fili e mi ha detto di non muovermi, però appena si è girato io mi sono dato una scrollata leggera leggera.»
«E poi?»
«E poi quando ha letto il tracciato, ha detto che ho assoluto bisogno di riposo. Hai capito che professore.»
«E adesso?» ho detto io «quanto resterai a casa?»
«Mi ha rilasciato un certificato per due mesi» ha detto papà abbracciandomi.
Sono passati altri giorni. Mamma sarebbe dovuta uscire ma c’è stato un altro problema. Gli hanno riscontrato l’epatite virale. È una cosa che potrebbe essere grave e deve rimanere ancora per un po’ in ospedale. Ormai ci siamo abituati al fatto che papà fa la spesa, cucina, sistema casa.

Passano altri giorni, non so più quanti. Mamma sta per uscire. Questa volta è vero, perché con papà e le mie sorelle siamo andati in un negozio di mobili. Papà che fa l’operaio, dalla felicità ha comprato un sacco di mobili nuovi. Camera da letto, sala da pranzo, lampadari, mobili per l’ingresso. Ha firmato un sacco di cambiali. Vuole fare una sorpresa a mamma. Io ho capito che quando sei contento contento dei soldi non ti importa proprio niente. Lui dice sempre che non abbiamo soldi, però poi ha speso pure quelli che non ha.
Hanno portato i mobili nuovi. Casa non la riconosco più. Adesso mi sembra quasi bella e io mi sento meno povero.
Oggi mamma torna a casa. Le mie sorelle e papà hanno pulito tutto per bene. Casa risplende. Poi papà è andato in ospedale a prenderla e noi figli siamo rimasti in casa. Aspettiamo. Quando suonano al citofono, ci mettiamo tutti e tre vicini e aspettiamo nell’ingresso. Mamma entra e quasi non la riconosco. È molto più magra e sembra più giovane. Lei si guarda in giro spaesata. Dice «È tutto nuovo» e si mette a piangere. Fa il gesto di abbracciarci e noi gli andiamo vicini. Anche noi piangiamo. Lei ci stringe come può. Finalmente è tornata a casa. Le mie preghiere sono servite. Ora devo mantenere la mia promessa.
Con mamma a casa la vita mi sembra più bella. La scuola però è sempre brutta uguale e io tutte le mattine continuo ad avere mal di pancia e lo stomaco che fa le contorsioni. Per fortuna qualche volta mamma si commuove e mi tiene a casa con lei.
A scuola non ci sono grandi novità. La maggioranza dei bambini sono sempre insopportabili. Il mio compagno di banco no. Lui è bravo. Abbiamo imparato a giocare a scacchi e quando gli altri fanno casino noi parliamo delle mosse. Alcune volte porta una piccola scacchiera e durante la ricreazione giochiamo.  Solo noi due, gli altri ci guardano con pietà.
Finalmente la scuola è finita. Io sono stato promosso. Qualcosa ho imparato. Non molto. Non sono diverso da quando ancora non ci andavo. Penso che quest’anno sia stato uno schifo. Per fortuna è arrivata l’estate che ha cancellato tutti i ricordi brutti. Un po’ scendo in strada a giocare con i miei amici. Però non molto, perché preferisco guardare la televisione. Non i programmi dei bambini che sono proprio da scemi, ma quelli dei grandi perché l’uomo sta per andare sulla Luna. Ci pensate? Sulla Luna. Nessuno parla d’altro. Io la guardo spesso, specie quando è piena, e penso che fanno bene ad andare fino lassù. È come quando il sabato vado al mare con papà: è bello farsi il bagno, ma è bello anche il viaggio per arrivarci. L’altro giorno ho sentito alcuni vecchi che dicevano che se l’uomo atterra sulla Luna, quella precipita. Che scemenza. Primo perché l’uomo rispetto alla Luna è una formica, secondo perché se era veramente pericoloso, mica ci andavano. Sono fortunato a vivere in questo periodo. Sai quanto gli sarebbe piaciuto ai Romani o ai Barbari andare sulla Luna? E invece ci andiamo noi e io lo posso guardare da casa. Fanno molti servizi che parlano di questo evento grandioso che a me sembra quasi magico. Intervistano scienziati e astronauti dai nomi difficili, in inglese e lo traducono per noi che non lo conosciamo. Il luogo centrale è Cape Canaveral e si trova in Florida. Qui ci sono gli astronauti, i tecnici, gli scienziati. Ogni tanto mi sogno di andarci anche io. Comunque ieri sera l’Apollo 11 è partito e viaggerà per 4 giorni. Non vedo l’ora che arrivano.
Siamo arrivati, è il 20 Luglio, ma per noi italiani è il 21, per via del fuso orario.  Ha spiegato il TG.
Adesso ho capito che la televisione è una cosa bellissima. Io da casa ho visto la Luna come se ci stessi sopra. E ho visto pure gli uomini che ci camminavano e che scendevano e salivano sul LEM. Ho imparato a memoria anche i nomi dei tre astronauti. Sono Armstrong, Collins e Aldrin. Solo Armstrong e Aldrin sono scesi sul suolo lunare. Collins è rimasto in orbita a pilotare il Modulo di Comando.
Penso in continuazione a tutte le cose meravigliose che ho visto e a quelle che ho immaginato. All’universo e ai viaggi spaziali. Ieri sera stavo nel letto e ho pensato che la missione Apollo e lo sbarco sulla Luna l’hanno fatto apposta per me, per ricompensarmi di tutto quello che ho sofferto quest’anno e mi sono addormentato sereno come non mi accadeva dal primo ottobre dell’anno scorso.

Marco Di Mico

Qui trovate il romanzo
http://dovevailpaese.altervista.org/blog/il-nostro-romanzo-a-puntate/

L’ultimo libro del nostro autore

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

Versione elettronica
http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

versione cartacea
http://www.inmondadori.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

 

Letteratura. “L’uomo d’onore”, il romanzo che vi farà vedere la mafia attraverso gli occhi di una donna innamorata

 

l'uomo d'onore

Dovevailpaese vi presenta oggi un libro unico e originale, che vi porterà all’interno della mafia facendovela conoscere attraverso gli occhi di una donna innamorata. Che cosa vedono i suoi occhi? E cosa gli dice la sua coscienza? L’amore può farci accettare ogni cosa, o dentro di noi nasce un senso di ribellione?
“L’uomo d’onore” è un libro imperdibile, che vi farà riflettere sulle forze profonde e oscure che controllano la nostra vita.

Sinossi

Roberta, giovane siciliana piena di sogni e di progetti per il domani, ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza in seno a una famiglia che l’ha amata e protetta, trasmettendole un forte senso della giustizia e insegnandole a diffidare di ogni forma di associazione mafiosa. Una volta cresciuta, allontanatasi fisicamente dai suoi genitori, Roberta scopre la sterminata gioia dell’amore in un uomo bellissimo e misterioso, temuto dai suoi concittadini e rispettato. Ciò che la ragazza scoprirà su di lui la lascerà senza parole: il suo è un uomo di mafia, un uomo d’onore. Questo è un romanzo che finalmente capovolge la prospettiva e che permette al lettore di guardare alla criminalità dall’interno, da quel rifugio segreto che è l’incrollabile fortezza dell’amore.

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Letteratura, novità. “Un volo di farfalle”, commovente romanzo di Brunella Giovannini

libro un volo di farfalle

UN VOLO DI FARFALLE di Brunella Giovannini

Sullo sfondo di eventi quali una sparatoria tra malavitosi e il drammatico naufragio di Lampedusa dell’ottobre 2013, ha inizio l’amicizia tra Anna Paola e Aisha il cui incontro sembra essere stato scritto molto tempo prima.
Entrambe ricoverate in gravi condizioni nell’ospedale di Agrigento, dopo essere state sottoposte a complicati interventi chirurgici, finiscono in coma e il loro primo incontro avviene in un’altra dimensione. In un grande prato avvolto da una luce intensa, le bimbe incontrano due persone: sono il padre e il fratellino di Aisha, rimasti vittime durante il naufragio. Aisha viene messa a conoscenza dell’esistenza di una cassa sepolta nel giardino della casa di Damasco, contenente alcuni oggetti di famiglia e un antichissimo manoscritto lasciato in custodia secoli addietro da un loro antenato, prima di intraprendere un viaggio verso l’Italia per incontrare Giovanni Pico. Da quel viaggio l’uomo non fece mai ritorno.
Ad Agrigento, anche i nonni di Anna Paola possiedono un libro molto antico, scritto da un lontano avo con origini straniere… Il Capitano Rossetti della Capitaneria di Porto Empedocle, padre di Anna Paola, inizia a tradurre il vecchio manoscritto scoprendo inaspettate verità legate anche al presente.
Nella stanza d’ospedale viene ricoverata anche un’altra piccola paziente: è una bimba di colore figlia di un militare in forza alla base americana. Si forma un trio molto affiatato e la religione diversa o il colore della pelle sono dettagli privi di importanza mentre invece emergono valori quali l’accoglienza, la solidarietà e l’amicizia.
Ogni tanto gli sguardi delle bimbe colgono un volo di farfalle, quasi una conferma che l’amore esiste sempre, oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre … la ragione.

BIOGRAFIA:

Brunella Giovannini è nata e vive a Reggiolo (RE), un piccolo paese della pianura padana.

Ha manifestato interesse per la scrittura fin dai tempi adolescenziali, hobby poi accantonato per dedicarsi al lavoro e alla cura della famiglia. Negli ultimi anni ha ripreso la vecchia passione   e si è dedicata soprattutto alla scrittura di poesie. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, e in particolare, recentemente si è classificata 2^ nel PREMIO LETTERARIO CITTA’ DI FUCECCHIO 2014 e 3^ nel PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE AMICI SENZA CONFINI – ROMA 2014. A Roma ha presentato il testo poetico “Un fiore per Nadir” che ha ricevuto una toccante motivazione dalla giuria e sul quale ha poi elaborato il romanzo “Un volo di farfalle”. Nell’ottobre 2014, nell’ambito delle celebrazioni del IX centenario dalla morte di Matilde di Canossa, avvenuta a Reggiolo, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, ha pubblicato il racconto “L’estate di Matilde”.

http://www.ibs.it/code/9788899067199/giovannini-brunella/volo-di-farfalle.html

Letteratura. Fino alla fine della rete, il romanzo di Martina Marini

fino alla fine della reteUna giovane autrice ci ha scritto per segnalarci l’uscita del suo libro. La sua scrittura, come vedrete anche voi dalla email che ci ha inviato e che riportiamo sotto, è fresca e coinvolgente. Dalla sue parole spumeggianti si capisce che è una ragazza grintosa e determinata che saprà far parlare di sé. Il suo stile narrativo forse di rottura o forse solo giovane e irrequieto affascina e rapisce. Leggere il suo libro è un’avventura irresistibile.

 

 

La redazione di dovevailpaese fa i suoi migliori  auguri a Martina.

Qui sotto la email.

“Ciao!

Scrivo questa mail per far conoscere al mondo un e-book fresco fresco, che si chiama “Fino alla Fine della Rete”, e che forse andrà perduto… come lacrime nella pioggia.
Ecco tutte le informazioni! Anche quelle inutili! Soprattutto quelle inutili!

Fino alla fine della rete” è un e-book, disponibile su Amazon… dentro c’è taaanto amore ma anche parecchia plastica bruciata, schizzata di sangue fresco fresco.
C’è un lui, una lei, un loro che ce l’hanno con lui e lei, e qualche aspetto cyberpunkeggiante a imparanoiare il tutto.
Se poi ti piacciono anche i videogiochi, non riuscirai a scollare le cornee dalle mie pagine digitali!

Il sito ufficiale è rv-beta punto com.

GLI INGREDIENTI
Yuuki è una ragazza scappata di casa per vivere sulla propria pelle un’irrefrenabile curiosità per la vita e la tecnologia.
La sua ultima impresa di pirateria informatica l’ha riportata bruscamente dal mondo virtuale a quello reale, e ora è un obiettivo.
Daisuke è dotato di una fervida immaginazione, con la quale sconfigge le noiose giornate da impiegato di una multinazionale.
Qualcosa di speciale unisce Yuuki e Daisuke nella fuga che affronteranno insieme — o almeno così è come la vede lui!

L’AUTRICE
Mi chiamo (se credi a questa storia) R.V. Beta.
Secoli fa facevo da balia a un Tamagotchi non mio, e non so perché tendevo a trattarlo male: ho ancora i sensi di colpa.
Mi immagino di entrare un giorno in un negozio di elettrodomestici e tutte le televisioni mi salutano facendo il mio nome.”

 

Qui potrete dare un’occhiata al libro

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Nasce DOVEVAILPAESELIBRI. Il sito interamente dedicato ai libri di dovevailpaese

dovevailpaeselibri

Nasce DOVEVAILPAESELIBRI il sito interamente dedicato ai libri di dovevailpaese.
Qui troverete le nostre recensioni e le nostre proposte.

Inoltre potrete segnalarci le uscite dei vostri libri. Saremo lieti di pubblicizzare (gratuitamente) i vostri lavori letterari. A spingerci è solo il nostro amore per la letteratura.

L’indirizzo email è:

[email protected]

 

Qui trovi DOVEVAILPAESELIBRI.

DOVEVAILPAESELIBRI.ALTERVISTA.ORG

 

Fantascienza. “Bactana”, un racconto di Marco Alfaroli.

Skegge articoolo

Illustrazione originale di Marco Alfaroli

La redazione di dovevailpaese pubblica un racconto di Marco Alfaroli, prolifico scrittore di fantascienza e sapiente illustratore.

 

BACTANA

Bactana era arrivato su quel mondo a bordo di un
meteorite. Forse dire “a bordo” potrebbe sembrare
assurdo ma quel “sasso spaziale” era per lui un vero
e proprio velivolo, perfetto per spostarsi. E perfetto
per raggiungere le prede.
Appena attraversò l’atmosfera, s’incendiò. La
roccia cominciò a sfaldarsi e ci fu un momento in cui
temette per l’avvicinarsi della fine.
Ebbe fortuna: anche se ridotta ai minimi termini,
la meteora riuscì a schiantarsi al suolo. Lui se ne
stava al sicuro all’interno e quindi l’urto non poté
procurargli alcun danno.
Quando la polvere sollevata iniziò a diradarsi,
Bactana esalò le molecole del gas di cui era fatto da
tutte le fessure disponibili. Si ricompose come
nuvola gassosa e osservò la pietra pensando che non
ne aveva più bisogno.

Si rese conto subito che l’ambiente circostante era
ricco di vita. Pensò agli altri suoi simili che erano
finiti su mondi morti o sterili. Sapeva che per loro il
destino era ormai segnato.
Bactana esultò: aveva la possibilità di
moltiplicarsi e ripetere il ciclo vitale della sua
specie.
Doveva solo iniziare. Si spostò lentamente, con
movimenti silenziosi, aspettando di individuare la
sua prima vittima.
Un essere bizzarro, poco dopo, si avvicinò
calpestando il terreno con fragore. Sembrava che
non si preoccupasse del rumore che produceva.
Mostrava tranquillità e non era solo: un’altra creatura
molto diversa lo precedeva: era più piccola, si
spostava su quattro zampe ed era collegata all’essere
più alto mediante un legame non organico.
Bactana si concentrò sull’essere più grosso. Era
il dominante. Aveva anche lui quattro estensioni del
corpo, ma solo due gli servivano per spostarsi; le
altre pendevano dall’alto; una teneva il collegamento
con la creatura quadrupede.

Decise di non indugiare oltre e in breve fu
addosso a entrambi avvolgendoli con tutto il suo
corpo gassoso. Sapeva che non potevano vederlo e,
visto che muovendosi non produceva alcun suono,
non si meravigliò quando le vittime iniziarono ad
agitarsi guardando in tutte le direzioni senza capire
chi fosse l’aggressore.
Il gas di cui era fatto Bactana aveva preso il posto
di quello che di solito respiravano. L’effetto, come
sempre, fu letale.
Bactana non provava rimorso quando uccideva
un essere vivente: era un predatore, era la sua natura
e gli permetteva di sopravvivere.
Si allontanò lentamente dalle due creature stese e
contorte da cui aveva prosciugato tutto il fluido
vitale.
Si sentì forte, aveva assorbito abbastanza
nutrimento per fare la prima scissione. Era un
processo piacevole ed era lo scopo della sua
esistenza. Serviva molta energia e ora l’aveva.
I vegetali, le pietre e il terreno intorno a lui
furono illuminati dal lampo che produsse mentre si
scindeva: questo era il momento più pericoloso. Il
momento in cui Bactana poteva essere scoperto,
perché quel bagliore improvviso poteva tradirlo.
Tutto andò bene.
Il nutrimento accumulato permise la scissione in
quattro individui. I nuovi Bactana si allontanarono
immediatamente da lui; un difetto della sua specie
era la lentezza negli spostamenti, per cui era
importante non rimanere tutti nello stesso territorio
di caccia, altrimenti si rischiava di morire di fame.
Bactana ripensò al mondo che aveva distrutto
prima di schizzare nello spazio nascosto in uno dei
suoi frammenti.
Le gigantesche creature che lo abitavano erano
molto semplici, pascolavano pacifiche tutto il giorno
in cerca di cibo e vagavano qua e là senza mostrare
segni di intelligenza. Servivano molti Bactana per
abbatterne una, ma poi se ne otteneva una quantità
incredibile di nutrimento. La cosa importante
comunque era che, trattandosi di esseri stupidi, non
si preoccupavano di capire perché un loro simile
fosse morto, così c’era sempre alimento per tutti.

I Bactana fecero una vera mattanza e, scissione
dopo scissione, divennero milioni. Arrivò presto il
fatidico momento della mancanza di cibo, ma anche
questo era previsto dalla loro natura: il gas di cui
erano fatti penetrò nel terreno e, com’era successo
altre volte, portò quel mondo al collasso facendolo
esplodere.
Tutti i Bactana rinchiusi nei detriti scaturiti dal
disastro furono sparati in mille direzioni nel cosmo e
iniziarono la ricerca di un nuovo ambiente da
saccheggiare.
Ora, finalmente, nel mondo dove era arrivato il
ciclo si sarebbe ripetuto. Bactana almeno lo sperava.
Sentì qualcosa che si avvicinava. Emetteva un
rumore meccanico ed era di metallo. Sembrava che
scivolasse sul terreno ma poi Bactana osservò
meglio quella cosa e capì: quattro propaggini
rotonde e nere ruotavano e la facevano avanzare.
Aveva due luci che lampeggiavano, una rossa e
una blu. Arrivò molto vicina a lui, si fermò e ne
scesero due esseri simili a quello che aveva ucciso.

Quando ne scoprirono i resti, i loro volti
assunsero un’espressione inorridita. Iniziarono a
comunicare tra loro, emettendo suoni che Bactana
non comprendeva.
Uno dei due corse verso il veicolo meccanico, ne
tirò fuori un piccolo oggetto nero collegato al
veicolo con un filo. Iniziò a parlare. Forse chiamava
i rinforzi.
Bactana aggredì subito quello più vicino a lui.
L’essere barcollò, annaspò disperatamente nell’aria e
iniziò a soffocare.
Non morì per mancanza di ossigeno. Il suo corpo
fu come risucchiato, svuotato dall’interno. Cadde a
terra mummificato come le vittime precedenti.
Il secondo essere, che aveva assistito alla scena,
era in preda al panico. Bactana si accorse che
impugnava uno strano oggetto metallico e lo puntava
verso di lui. In realtà non poteva vederlo.
Immaginava che qualsiasi cosa avesse ucciso il suo
compagno fosse ancora lì e infatti Bactana si trovava
ancora sopra la vittima. L’essere urlò in modo
isterico e sparò ripetutamente. Piccoli pezzetti di
metallo durissimo attraversarono Bactana
provocandogli un certo fastidio. Passando attraverso
il suo corpo bruciarono una parte del suo gas. Il
boato provocato dall’arma fu insopportabile.
Lento ma inesorabile si diresse deciso verso il
superstite, che si guardava intorno pieno di paura;
era impotente perché non riusciva a vedere il suo
nemico.
Bactana lo uccise.
Mentre le luci rosse e blu del veicolo
continuavano a lampeggiare ci fu una nuova
scissione e altri cinque Bactana si allontanarono in
direzioni diverse.
Erano trascorsi alcuni giorni, le cose stavano
andando molto bene e la colonia si stava formando.
Bactana non ne conosceva l’evoluzione, non sapeva
in quali zone si fossero diretti gli altri. Tutto era
ancora al livello locale, ma era sicuro che ogni suo
simile facesse la sua parte, come lui.
Fu all’improvviso che comparvero. Li vide
apparire all’orizzonte, in mezzo al bosco, che
avanzavano nella zona meno fitta di vegetazione.
Erano diversi dagli altri: più si avvicinavano e più se
ne rendeva conto. Erano inguainati in un involucro
giallo, un tessuto che copriva tutto il corpo, anche la
testa. Vedeva le loro facce che scrutavano intorno da
dietro le visiere. Erano accompagnati da alcuni strani
veicoli provvisti di faro e puntavano verso di lui.
Forse riuscivano a vederlo?
Bactana aveva fame e quelli erano tanti. Decise
di avvicinarsi con molta prudenza, magari per
attaccare quello più isolato. Prima uno e poi con
calma un altro, finché alla fine si sarebbe allontanato
per scindersi in una zona sicura.
Non c’era neanche bisogno di muoversi troppo,
stavano venendo loro da lui. Quando furono
abbastanza vicini, scelse con attenzione la preda.
Notò che l’essere che aveva scelto armeggiava
con un apparecchio pieno di luci e indicatori,
provvisto di due grosse antenne laterali, che portava
a tracolla. Notò anche che quello non era l’unico
equipaggiato in quel modo, ma non se ne preoccupò.
Lui l’aveva scelto solo perché era più lontano dagli
altri.

Gli si avventò addosso, lo avvolse e aspettò.
Non successe niente, il gas del suo corpo aveva
preso il posto del gas respirato dalla creatura, ma
questa non sembrò accorgersi del cambiamento.
Che cosa stava succedendo? Non respirava?
Forse l’involucro giallo lo isolava dall’ambiente
esterno e gli forniva una riserva interna di gas
atmosferici?
Bactana fu preso dalla paura, non poteva far nulla
a questi esseri! Si erano protetti da lui. Forse
l’avevano scoperto. Forse avevano compreso come li
attaccava.
L’apparecchio con le antenne emise un suono e
l’essere cominciò a gridare.
«Correte! È qui! Il rilevatore l’ha individuato!»
L’essere urlava in un linguaggio incomprensibile e si
agitava. Aveva paura.
Gli altri si voltarono e accorsero. Bactana pensò
subito alla fuga, sentiva il pericolo. E sentiva quelle
voci che lo spaventavano ancora di più.
«Stai tranquillo!» disse un secondo essere quando
raggiunse il primo. «Non può farti nulla, mantieni il
contatto con il rilevatore».
Bactana si allontanava da loro con tutte le sue
forze, ma era lentissimo e vide due di quelle creature
vestite di giallo avvicinarsi. Erano equipaggiate in
modo diverso dagli altri, avevano due grosse
bombole da cui partiva un tubo collegato a un
diffusore che impugnavano. Conoscevano la sua
posizione, perché, quando lui cambiava direzione,
anche loro correggevano la traiettoria e miravano sul
bersaglio. Ebbe l’impressione che lo vedessero
attraverso l’apparecchio con le antenne.
Bactana fu preso dall’angoscia: l’avevano
scoperto e volevano ucciderlo. Doveva scappare,
doveva salvarsi.
Un getto di gas giallo lo investì, gli stavano
sparando con un tiro incrociato e lui, per quanti
sforzi facesse per fuggire, era sempre più lento dei
suoi inseguitori. Non c’era scampo.
Sentì un forte bruciore, il gas di cui era fatto il
suo corpo si consumava, reagendo col gas giallo che
gli avevano buttato addosso. Era un dolore
insopportabile.
Bactana si agitò, guardò in tutte le direzioni
cercando una via di fuga.
Pensò alla sua specie: se fosse morto, il ciclo si
sarebbe interrotto. Forse gli altri erano scampati, o
forse li avevano già uccisi tutti.
Aveva scelto il mondo sbagliato, lui non era
cattivo, aveva solo seguito la sua natura di predatore
che vive nutrendosi delle sue prede.
Il suo ultimo pensiero fu pieno di disperazione,
poi si dissolse nel nulla.

BIOGRAFIA

Marco Alfaroli coltiva ormai da anni le sue passioni: la scrittura e l’illustrazione. È autore di racconti e romanzi di fantascienza e fantasy. Ha pubblicato il romanzo Archon (Runa Editrice 2013), la serie di 24 racconti “Schegge dallo spazio” (2014). Ha illustrato, insieme ad altri disegnatori, il gioco di ruolo “L’Era di Zargo” (Raven 2014), ispirato al famoso gioco da tavolo Zargo’s Lords. Ha illustrato copertine per altri autori, alcuni colleghi in Edizioni Imperium.
Con Edizioni Imperium ha pubblicato i racconti: “Firefighter” (2013), “Stazione rifugio Idra” (2013), “Firefighter Forever” (2014), “Gannikar” (2015), “Firefighter the last mission” (2015), e la graphic novel “Pianeta Blu” (2015) in collaborazione con lo scrittore Diego Bortolozzo.

 

Il suo blog:

http://archonzeist.blogspot.it/

Amazon:

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss/275-8740664-4755106?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=marco+alfaroli+schegge+dallo+spazio&rh=i%3Aaps%2Ck%3Amarco+alfaroli+schegge+dallo+spazio

Letteratura. Divoratori del cosmo. Il nuovo romanzo di Frank Detari

frankPerché sogniamo nuovi mondi?
Perché l’uomo ha dentro di sé questa smania di Universo?
Nei viaggi della Fantascienza diamo vita a questa smania di Infinito. All’immensità che abbiamo nel nostro intimo, nel nostro Io, nella nostra Anima.

E’ per questo che dovevailpaese è felice di presentare il libro di Frank Detari, perché nessuno come lui sa rappresentare la grandezza e la profondità dell’uomo. I suoi personaggi viaggiando nello Spazio senza fine, viaggiano dentro ognuno di noi.

 

 

 

Sinossi

La piccola colonia solariana di Alfa Ganimede perde definitivamente il contatto col distretto minerario di epsilon Acaia.

Epsilon Acaia fornisce alla casa madre gran parte del proprio reddito e una spedizione di soccorso costerebbe alla colonia ben più delle proprie disponibilità. Camera del Lavoro e Soviet supremo pertanto votano l’invio di una semplice missione ricognitiva, limitata al biologo Boris Zuckowsky e all’ufficiale della sicurezza Chaspar Khasbulatov.

I due, notoriamente inetti, in maniera fortuita riescono a raggiungere epsilon Acaia, ma dopo averla trovata deserta si imbattono in una pila di cadaveri decapitati.

Anche Zuckowsky e Khasbulatov interromperanno i contatti con la casa madre, ma prima riuscirannno a spedire qualche foto inquietante…

 

Nota Biografica

Frank Detari nasce a Budapest nel 1952 da padre ungherese e madre italiana. Vissuto e cresciuto   fra Trieste e Ancona, è laureato in lettere moderne presso l’Università di Camerino. Fino a un anno fa docente di Italiano e storia presso le scuole superiori e stimato ghost writer, autopubblica ebook di genere fantastico per diletto. Attualmente è in pensione e vedovo da dieci anni.

 

http://www.amazon.it/Divoratori-nel-cosmo-Frank-Detari-ebook/dp/B014K58JMG

 

Poesia. Che fine fa l’amore?

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L’amore che proviamo si perde per sempre, oppure continua ad esistere e alimenta l’universo? Qual è il destino di questa splendida e inesauribile fonte di gioia, di vita e di felicità?
E’ possibile che la cosa più bella e importante che esiste vada persa? Marco Di Mico, l’autore di questa poesia, non lo crede. E voi?

POESIA
di
MARCO DI MICO

Dove va il nostro amore passato?
Quello oramai provato
Quello già speso
Quello a volte dimenticato.

Quello dolce per i nostri figli ancora bambini
Quando li portiamo a giocare nei giardini
Quello carnale per la donna che baciamo
Quando forte al petto la stringiamo

Quello per noi stessi quando riflessi ci guardiamo
E diversi e soli non ci riconosciamo.

Va buttato?
Va sprecato?
Va perso?
O sostiene l’universo?

Fa girare i soli?
Sbocciare i fiori?
O nascere nuovi semplici amori?

Marco Di Mico

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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http://www.bookrepublic.it/book/9788866935247-la-vicenda-di-un-lavoratore-bastardo/

versione cartacea

http://www.inmondadori.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

George Mc George. Panoramica di uno scrittore

Con piacere
pubblichiamo una panoramica delle opere dello scrittore George Mc George, prolifico e fantasioso autore. I suoi romanzi, tutti avvincenti e pieni di sentimento, rapiranno la vostra attenzione costringendovi a non abbandonarli finché non avrete letto l’ultima pagina.

12020193_445693672280770_1901748994_o

«UN’INTENSA E PASSIONALE STORIA D’AMORE TRA UN CAPITANO DEI MARINE AMERICANI E UNA SEMPLICE CONTADINA FRANCESE DURANTE LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE  CHE DIVENTERANNO, PRESTO, GENITORI DELLA PROTAGONISTA, PROMETTENTE MODELLA DI PROFESSIONE…

 

 

 

 

 

rossa prospettiva

Un semplice ragazzo e un’affascinante ragazza dall’aspetto mozzafiato s’incontrano, per caso, sulla strada, senza l’accanimento di chi cerca l’uno o l’altra affannandosi ogni giorno. Sarà un colpo di fulmine e, mentre i genitori di lui sono persone alla mano, quelli di lei svivacchiano pe evitare malumori,

Ogni questione si risolverà brillantemente.

 

 

 

 

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Sulle cime di Rock Springs, punto culminante e più alto delle Montagne Rocciose, prima scompare, dopo averlo seguito di nascosto, uno studente universitario svedese, assieme al suo docente di ingegneria elettronica appena andato in pensione e, dieci anni dopo, nello stesso luogo, due giovani ragazze aspiranti modelle.

         I loro fratelli, con un appoggio marginale di FBI e NASA, partono subito alla loro disperata ricerca a costo delle proprie vite. Dovranno andare, per ritrovarle, nello spazio.

 

 

 

POESIA. La ricerca della libertà

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Dovevailpaese pubblica una poesia intima e acuta, scritta con assoluta sincerità da chi si interroga sul rapporto uomo-Dio, su quanto ci sia di divino nell’uomo e di quale strada percorrere per congiungersi con la parte divina che risiede in noi.

 

C’era un tempo e, purtroppo a volte c’è ancora, in cui il desiderio di affermarmi e di realizzarmi completamente, mi ha portato a rinnegare l’esistenza di Dio. Lo sentivo come un limite alla mia pienezza, alla mia libertà più assoluta. Nessuno deve dirmi cosa è giusto e cosa non è giusto; che cosa fare e cosa non fare, mi dicevo soddisfatto con una punta di orgolio. Pensavo di essere unico, illuminato, penetrante. E invece ero uno dei tanti. Tutta l’umanità è così. La disobbedienza a Dio è il nostro primo atto eseguito con coscienza (perlomeno così racconta la Bibbia).

C’è da chiederci se questa libertà assoluta e senza regole sia effettivamente un bene da ricercare. Chi l’ha sperimentata, poi, potrà valutare dove lo ha condotto e dove lo porterà.

Queste sono le riflessioni da cui è nata questa poesia.
marco di mico

 

POESIA
DI
MARCO DI MICO

LA RICERCA DELLA LIBERTA’

————

Ognuno sente Dio nel cuore

Ma la mente spesso non lo vuole

 

Vogliamo la libertà

Nessuna imposizione

Neanche quella della verità.

 

Per questo lo rifiutiamo

Per questo lo neghiamo

Per questo non lo sopportiamo

 

Siamo un fiume che non vuole sponde

Che vuole far dilagare le sue onde

 

Siamo un toro scatenato, maleducato

Trascinato da un membro superdotato

 

Vogliamo ubbidire solo al nostro io

Essere noi stessi il nostro Dio.

————

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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http://www.mondadoristore.it/vicenda-lavoratore-bastardo-Marco-Di-Mico/eai978886693036/

 

 

 

 

 

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PRIVILEGIO PERICOLOSO, l’appassionante romanzo di Viviana A. K. Sassi

La reCop.PrivilegioPericolosodazione di dovevailpaese presenta PRIVILEGIO PERICOLOSO, romanzo coinvolgente e appassionante, che vi sorprenderà per la sua inaspettata e incredibile trama.

 

SINOSSI.

Samantha è una ragazza ventunenne, determinata e precisa ma che si affida ai consigli dei suoi sogni notturni come fosse ancora bambina, alle prese con l’ultimo periodo universitario prima della laurea in Architettura a Cambridge e con un concorso di eco sostenibilità indetto dall’università e dagli UAE.
Jaide, splendido ragazzo ventiquattrenne, studente anch’esso, principe ereditario, mandato dal padre a farne le sue veci in università, la sceglie come vincitrice del concorso e la porta con sé nell’azienda della sua famiglia e nella sua casa, ospitandola a palazzo in nome dell’estrema ospitalità che vuole offrirle, ma nascondendo, all’interno dell’intento, un’irrefrenabile attrazione nei suoi confronti condita con una verità celata e mai svelata.
Sarà così che l’uno entrerà nella vita dell’altro. Se Jaide le farà esplorare con passione ogni centimetro di corpo che lei legherà a lui intrecciando sentimenti che si nasconderanno dietro il piacere più sublime, Samantha, dal canto suo, entrerà, come un uragano, nella quotidianità di questo principe integerrimo, permettendogli di vedere le donne sotto un’altra luce e abbattendo lentamente le sue credenze, facendo scemare il suo oscuro intento primario, coinvolgendolo non solo nel corpo ma anche nell’anima
I loro caratteri forti e decisivi e le loro culture così distanti faranno vivere a entrambi delle situazioni affascinanti, talvolta al limite del razionale.
Eppure, sarà proprio la scelta di Jaide di avvicinarsi con rispetto a Samantha che li condurrà entrambi in un pericoloso vicolo.
Ed è in questa storia, a tratti futuristica, in altri erotica, coinvolgente e appassionante, che si svolgono le vicende più inaspettate e incredibili.

 

VIVIANA A. K. S.

AUTRICE di PRIVILEGIO PERICOLOSO

Nata in Italia nel 1982 da genitori italiani ma con radici inglesi, vive e cresce tra Milano e la campagna inglese, dove risiedono cugini cui si affeziona molto.

Persegue gli studi con l’obiettivo di una laurea a Cambridge, suo sogno originario, che si scontra, però, con l’incontro dell’attuale marito, situazione che le sconvolgerà piacevolmente i piani e la vita in sé.

Mai separatasi dal senso di appartenenza e dall’affetto viscerale per i dintorni londinesi, termina gli studi in Italia, lavorando per un breve periodo per la compagnia aerea di bandiera spagnola, prima di dedicarsi completamente alla crescita dei suoi tre figli.

Moglie, madre, ma soprattutto donna, non smette mai di essere una sognatrice con i piedi per terra, una donna che non smetterà mai di credere nella potenza e nella forza della più grande arma sulla Terra, l’Amore.

http://www.amazon.it/Privilegio-pericoloso-VIVIANA-A-K-S-ebook/dp/B013L4WSTC

Immigrazione e Poesia.

barca 2Riportiamo una toccante e significativa poesia di Marco Di Mico sull’immigrazione.
Questi versi sono stati scritti più di un anno fa, ma come spesso accade l’arte percepisce meglio di ogni altra cosa i fenomeni sociali e i cambiamenti che si stanno per verificare.

 

POESIA
di
MARCO DI MICO

“Detesto questa folla rumorosa
Maleducata
Prepotente
Fastidiosa
Sporca, sudata che arriva dal mare
Che ci ruba il lavoro
Che viene a chiedere, a mendicare.
Però se la incontrassi in paradiso
La guarderei in faccia,
Gli farei un sorriso
E ritroverei nei loro bisogni
Le mie stesse paure
I miei stessi sogni
Riscoprirei che ognuno è un fratello
Col mio stesso sangue
Col mio stesso cervello.
E allora, senza attendere il paradiso
Glielo dono adesso il mio sorriso
E scopro, guardandoli in viso
Che pure se sono diversi e non mi sembrano belli
Sono veramente miei fratelli.”

Marco Di Mico

 

 

Poesia. L’apparenza della forza

faro22p

Che cosa prova chi si espone per noi? Chi affronta le difficoltà al posto nostro, chi non molla mai perché sente su di lui il peso della responsabilità? Che cosa provano dentro di sé quelli che a volte invidiamo perché ci sembrano sempre calmi e sicuri?
In questa poesia troviamo una particolare risposta a questa domanda. L’autore crede che la vera forza sia il frutto del senso di responsabilità verso i propri cari e gli altri uomini.
La vera forza è dono di sé, altruismo disinteressato, amore.

 

 

 

L’APPARENZA DELLA FORZA

POESIA
di
MARCO DI MICO

 

Sono un faro che illumina le notti
forte e solido fuori
annientato dentro, coi mattoni rotti.

Ho scale lesionate, fondamenta sfasciate
pilastri traballanti,
mura crollate.

Proteggo navi e passeggeri
Gli indico la via
Distendo i loro volti seri.

Per questo non posso mollare
Rimango al mio posto
Solo nel mare.

Vorrei aprire i pugni e lasciarmi andare
Sciogliermi fra le onde
Sentirmi galleggiare.

Ma sono il faro della notte
Piango nel buio
Massiccio fuori, con le ossa rotte

Anche quando la tempesta mi distrugge
Mi fingo sereno
Ma dentro ho un leone che rugge.

Marco Di Mico

 

MARCO DI MICO "LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO"

MARCO DI MICO
“LA VICENDA DI UN LAVORATORE BASTARDO”

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Nasce “Riflessi”, la nuova sezione di dovevailpaese

timthumb.phpNasce Riflessi, la nuova sezione di dovevailpaese.

In questa nuova pagina troverete brevi scritti, bagliori, lampi. Appunto i riflessi di quello che circonda il nostro e il vostro mondo. Riflessi sarà aperto anche ai vostri contributi, perché la realtà ha molte sfaccettature e i suoi riflessi sono infiniti. Ognuno ha una propria visione delle cose ed è indispensabile che sia rappresentata. Solo in questo modo possiamo ampliare la nostra comprensione. Per questo ci serve il vostro contributo. Utilizzate la email [email protected] inserendo nell’oggetto la parola “Riflessi” e firmate lo scritto con nome e cognome. Noi non censuriamo nessuno, ma evitate di adoperare un linguaggio offensivo per contenuti o espressioni.

Buon lavoro.

La redazione di dovevailpaese